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IL  23 giugno alle 6:30 avevo da Firenze uno dei tanti aerei che avrei dovuto prendere per la mia prima esperienza in U.S.A. precisamente in Texas.
Preso il primo volo e atterrato a Roma incontro Alessandro uno dei tanti ragazzi che avrebbero  partecipato al mio stesso scambio.
Dopo quasi 11 ore di viaggio arriviamo a Chicago dove purtroppo perdiamo la coincidenza per Dallas e quindi ho dovuto prendere ben altri 2 voli, ma nonostante questa lunga odissea, tutto il resto e’ stato fantastico e faccio ancora fatica a realizzare come queste 5 meravigliose settimane siano gia’ terminate.

Essendo il primo anno che partecipo al Lions exchange program, non sapevo cosa aspettarmi ma tutto è andato meravigliosamente.
Dopo ben 12 ore di volo, atterrai un po’ frastornata a Saint Louis, dove trovai ad aspettarmi con il sorriso stampato sulla faccia, la mia prima host family.
Nei primi dieci giorni sarei stata in un paese vicino a Saint Louis, assieme a due ragazze che avrebbero condiviso la casa con me, una brasiliana e una belga che avrebbero reso la mia esperienza ancor più bella.
Prima della partenza il mio inglese non era dei più fluenti perciò ero preoccupata per la comunicazione con le host families e con le persone che avrei incontrato; In realtà tutti sono stati tutti più che comprensivi, parlando più lentamente e con meno accento.
Nella prima famiglia mi sono trovata splendidamente, la casa era bellissima e pulita, loro erano molto disponibili e veramente simpatici, ci hanno totalmente aperto la loro casa e siamo state trattate come se fossimo le loro figlie.

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Quest’estate ho trascorso 16 giorni in Norvegia grazie al programma di scambi culturali del Lions Club.
Abbiamo trascorso i primi 12 giorni di campo in diverse zone del Sud della Norvegia, intorno all’area di Oslo, esplorando i paesaggi e le bellezze naturali Norvegesi con attività come rafting, canottaggio, campeggio e scalata della montagna più alta della Scandinavia e visita alla città di Oslo, abbiamo creato legami di amicizia e imparato nuove cose sui paesi di provenienza degli altri.
Durante gli ultimi quattro giorni, invece, siamo rimasti con le famiglie ospitanti, ma abbiamo continuato a incontrarci tutti i giorni in città.
La mia famiglia ospitante era composta da due pensionati piuttosto eccentrici, molto simpatici e accoglienti.

Dopo giorni di preparativi e mesi di attesa eccomi in aeroporto. 
Non sono sola, ma sento che questo è il mio momento. Faccio il check-in, supero i controlli, un ultimo sguardo a chi mi ha accompagnata, prendo il bagaglio a mano e davanti a me solo l’immaginazione di questi mesi.
Non sono mai stata in aeroporto da sola e non ho mai viaggiato da sola.
Sono così agitata che non ho fatto altro che andare avanti e indietro; ad un certo punto non sapevo più dove fosse il mio bagaglio, ho fatto mente locale e l’ho trovato in bagno.
Non dimenticherò mai l’ansia che ho provato.
Al gate incontro altre due ragazze, anche loro in partenza per l’Austria; scopro che con Caterina avrei condiviso tutte le esperienze che ci aspettavano.
Ormai è ora sì decolla.

L' esperienza a cui ho partecipato quest'anno è stata per me ricca di novità e mi ha aiutato a osservare le relazoni tra le persone da un punto di vista differente. Inizialmente ci si può sentire spiazzati in un paese sconosciuto completamente da soli, ma io non ho mai provato questa sensazione soprattutto grazie all'affetto ricavuto dalla mia host family. Appena sono giunta a destinazione all'aeroporto di Tallin, sono stata subito accolta con un abbraccio e questo mi ha fatto sentire a casa.
Ho trascorso dunque dieci giorni in una casetta a Mikitamae, un piccolo paesino al di fuori di Tartu, insieme alla mia hostmother Karin, a Bittany e a Bianca, rispettivamente di 19 e 13 anni, e alla loro nonna.
Grazie a loro ho conosciuto i costumi estoni poichè tutte e quattro fanno parte di un gruppo di canti tradizionali che ho potuto ascoltare ad una piccola fiera della musica.
Di tradizionale e assolutamente nuovo per me è stata la sauna che la famiglia possiede ma nella quale, insieme agli altri compagni, ho potuto entrare di nuovo.
La vita nelle campagne estoni è di certo differente, e ogni membro della famiglia è chiamato ad aiutare e a svolgere il proprio compito: un esempio può essere quello di raccogliere la frutta dagli alberi per farne della marmellata, o semplicemente per non lasciarla marcire sul terreno.
Insieme abbiamo anche visitato dei musei, come quello di storia naturale dell'università di Tartu, e una palude davvero mozzafiato.
Le foreste estoni sono infatti molto estese e fitte, per questo la popolazione ha molto a cuore la loro conservazione.
Il 10 di luglio sono arrivata al campus dove ho potuto conoscere ragazzi da ogni parte del mondo e la loro cultura.

Questa estate, grazie a Lions Youth Exchange, sono partito per la Slovacchia.
Inutile dire che una volta scoperta la meta sono rimasto abbastanza deluso e sconfortato, poiché avevo scelto Paesi extra continentali al momento dell'inserimento delle preferenze di viaggio.
Tuttavia dopo pochissimo tempo mi sono completamente ricreduto: la Slovacchia, infatti, è un Paese bellissimo, dove ho conosciuto persone meravigliose che, oltre ad esser stati estremamente disponibili e gentili nei miei confronti, hanno saputo offrirmi un'esperienza irripetibile, attraverso la quale ho allargato i miei orizzonti linguistici e soprattutto culturali. Arrivato all'aeroporto di Bratislava, sono stato accolto dalla mia host family, i cui componenti, pur non parlando fluentemente l'inglese, hanno saputo coordinare le mie attività quotidiane, facendomi conoscere i vari monumenti di Nitra.

L’Ausralia, terra lontana e tanto differente dalla mia Italia, aveva determinato inizialmente sensazioni differenti, nuove e non tutte piacevoli.
A cominciare dalla durata del soggiorno, un mese ospite in due famiglie, con usi e costumi a me sconosciuti, per continuare con espereinze di vita nuove e spesso del tutto inattese, vere e proprie avventure che mi piace raccontare per trarne le giuse conclusioni.
Comincio dall'inizio, quando mi sono trovato all'eaeroporto di Melbourne.
Mi sentivo solo, ma c'era ad attendermi un gruppo di Lions, il mio nome stampato su un cartello e lì è cominciata la storia.

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Quest’estate ho avuto la possibilità di partecipare per la seconda volta a uno scambio giovanile Lions questa volta in direzione USA precisamente nello stato della Virginia.
Sono atterrato all’aeroporto di Norfolk il 16 giugno e nell ’aereoporto ho incontrato la mia host family una coppia sulla sessantina molto simpatica con due nipoti molto simpatici.
Le prime due settimane le ho passate con loro e ho vissuto l’ america in maniera autentica visitando un paio di città come Tangier (una città situata sull’omonima isola famosa per i granchi) e Williamsbourg (una città a stampo coloniale molto bella da vedere) e ho visto il parco divertimenti più importante della Virgina ovvero buschgardens, ho conosciuto persone del luogo come lo sceriffo della città.

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Quando ho ricevuto come destinazione la Malesia ero davvero affascinata dall’idea di visitare una nazione asiatica diversa e quasi sconosciuta rispetto alle molto più gettonate “Cina, Giappone, Thailandia,....”.
Dunque mi sono gettata a fare ricerche su internet per avere un’idea di quello che mi sarebbe aspettato, della cultura e delle tradizioni del posto, dei luoghi più belli che avrei potuto visitare e soprattutto del cibo tipico che mi avrebbe atteso.
Ero molto emozionata all’idea e psicologicamente mi ero già immersa in quella lontana realtà orientale che mi avrebbe esulato per un mese dalla mia solita routine. Mi è stata assegnata una sola famiglia per l’intero mese di permanenza, e in realtà non nascondo che la cosa mi aveva lasciata un po’ delusa perché, leggendo di esperienze di scambio in Malesia fatte da altri ragazzi, avevo avuto modo di comprendere che cambiare più di una famiglia è sicuramente un fattore positivo in quanto ti permette di visitare posti diversi e talvolta anche lontani tra loro, seppure della stessa nazione, oltre a permetterti di venire a contatto con più persone ed avere uno scambio di idee ulteriore dato che spesso le usanze e i modi di fare cambiano radicalmente da famiglia a famiglia, da città a città, un po’ come da noi in Italia se pensiamo alle molte differenze che si potrebbero scorgere tra una famiglia del Trentino ed una famiglia Pugliese, per esempio.

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Sono Laura, 
dall’8 giungo al 24 giugno ho partecipato al programma di scambio del Lions club a Hong Kong.
Durante la mia esperienza, piena di attività preparate per noi che hanno reso il campo interessante e utile, posso dire di essere cresciuta da un punto di vista personale dove ho potuto avere lunghe conversazioni in cui raccontavo la cultura del mio paese ma soprattutto ho potuto ascoltare la cultura di altri e le conoscenze di ragazzi che provenivano da varie parti del mondo.
Dall’inizio ho avuto la possibilità di conoscere la cultura di Hong Kong e successivamente di Macao e Guilin seguita da Leos e Lions disponibili nei nostri confronti quando avevamo bisogno di aiuto o quando avevamo semplicemente bisogno di qualche risposta alle nostre domande.
Io mi sento personalmente cresciuta molto e ho scoperto molte cose nuove e particolarità di una città a me completamente estranea, essendo la mia prima volta a contatto con la cultura asiatica, e tutto questo grazie al Lions che mi ha dato la possibilità di approfondire molto la conoscenza di quello che per me era nuovo visitando templi per conoscere la religione, prendere parte a lezioni di cucina di specialità cinesi o visitando musei e tante altre cose.

Ho avuto la possibilità grazie al Lions Club di poter stare 3 settimane in Messico.
La cosa che mi preoccupava di più inizialmente era il viaggio da Roma a Città del Messico della durata di 13 ore, ed essendo stato il mio primo viaggio intercontinentale fui colto dall’ansia per tutto il viaggio d’andata. Nel mio stesso camp ho avuto la fortuna di trovarmi con Annalisa e Francesca, altre due italiane che erano nel mio stesso campus.
Siamo giunti all’aeroporto di Città del Messico alle 3 dell’8 luglio e dopo i controlli passaporti e il ritiro bagagli ci siamo incontrati con le nostre rispettive famiglie.
La mia Host family era composta da Arturo e sua moglie Angeles, persone davvero molto simpatiche che sin dal primo momento mi hanno trattato come se fossi stato un figlio per loro.

Canada, sei lettere e mille sfumature, sei lettere e mille emozioni, sei lettere, ma tanto da vedere, da imparare e da affrontare.
La mia magnifica esperienza in Canada è iniziata il 14 luglio: sono partita con due valigie, tanta ansia, paura, ma anche tanta curiosità e voglia di incontrare una nuova cultura e quella che sarebbe diventata la mia seconda famiglia. Sono arrivata nella mia ormai seconda patria, Calgary, Alberta, dopo un viaggio lungo ed estenuante, con una sola valigia, con più ansia e paura, ma con la stessa carica con cui ero partita. 
E’ bastato un giorno per dimenticare che la mia valigia fosse stata persa in uno dei tre scali, per capire quanto la mia host family fosse speciale, per comprendere che questa sarebbe stata l’esperienza più bella della mia vita. Così è stato, il mio sesto senso non si sbaglia mai!
Come dicevo, sono arrivata a Calgary il 14 luglio, ma il giorno dopo, nonostante l’effetto jet lag si facesse sentire, tutta la famiglia è fuori casa in cerca di nuove destinazioni. Ecco che Janeen e Doug, i miei host parents partono per Banff con i loro ragazzi, Alessia e Jack, i due simpaticissimi italiani, Nele, la tedesca con loro ormai da un anno, Braulio, il dolcissimo messicano e Connor, il loro figlio canadese sempre disponibile e altruista. Dimenticavo, i due cagnolini, membri fondamentali della famiglia allargata, Mulligan e Mira.

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Questa estate, in particolare dal 17 agosto al 1 settembre, ho partecipato al mio primo scambio culturale promosso dal Lions Club Italiano.
Essendo la mia prima esperienza, ero abbastanza in ansia la settimana prima di partire, in quanto non sapevo come mi sarei dovuto comportare, specialmente, nella famiglia. Infatti, i primi giorni sono stati un po' difficili, in particolare, per via delle abitudini alimentari completamente diverse dalle nostre; al punto che ci sono stati giorni in cui non mangiavo, in quanto erano sapori a cui non ero abituato.
Per il resto, la settimana in famiglia è stata abbastanza bella, perché erano molto accoglienti e disponibili.
Siamo stati impegnati tutti i giorni in attività che andavano dalla visita al classico museo di storia alle lunghe esplorazioni del centro storico, dalla visita dei resti archeologici alle giornate passate alle terme.

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Quest’estate ho avuto la possibilità di trascorrere il mese di luglio in Australia.
Inizialmente avevo scelto una meta in Europa, sia per motivi di costi, sia per la lontananza, però quando mi è stata proposta l’Australia, sapevo che sarebbe stata un’esperienza indimenticabile e non so se avrei avuto un’altra occasione per conoscere questa terra da così vicino.
Nonostante il volo di più di 24 ore, sono atterrata all’aeroporto di Melbourne piena di energia e curiosità.
Ad attendermi c’erano i Lions australiani, che erano i leader del Camp Koala, dove ho trascorso l’ultima settimana, e la mia host family.
Era composta dal papà, dalla mamma e dalla figlia di 13 anni, Eddie.
La prima impressione che ho avuto delle persone australiane è che sono molto simpatici, accoglienti e disponibili.

“HAPPINESS [IS] ONLY REAL WHEN SHARED “
- La mia esperienza in Germania? Un autentico ‘colpo di fulmine’

“Solo se riusciremo a vedere l’universo come untuttuno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità,cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”.
Tiziano Terzani

In questa citazione di Terzani è racchiuso uno dei valori cardine della mia esistenza.
Sono fermamente convinta che senza la diversità non ci sarebbe ricchezza nel mondo, curiositàe intento di esplorare negli individui.
Dove c’è diversità non c’è banalità ma solo bellezzaper l’appunto, e scoperta.
Inoltre, la diversità è necessaria per l’affermazione dell’individualità. 
Dunque non bisogna esserne spaventati, ma cercare di valorizzarla e sfruttare le oppurtinità di condivisione come questa il più possibile.

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Durante quest’ estate, dal 1 al 20 luglio 2018, ho avuto la possibilità di vivere la mia prima esperienza Lions Youth Exchange. Meta di questa avventura è stata l’ Estonia, piccolo paese memore soltanto di essere vicino alla Russia, di avere un clima molto rigido e ottimi bevitori. 
Dato che era la mia prima esperienza di questo tipo, non avevo idea di cosa mi potesse succedere laggiù, della famiglia che mi avrebbe ospitato per 10 giorni, di una cultura molto distante dalla nostra e delle molteplici attività che avrei fatto.
Arrivato all’ aereoporto di Tallinn (la capitale estone) sono stato accolto molto cordialmente dalla mia host mother -Triin- e da un ragazzo macedone, Laze, con il quale ho condiviso sia il periodo in host famiy che nel Lions Camp. 

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Sono sempre stata affascinata dai paesi nordici, poiché li ritengo parte di un mondo assetante, molto diverso dal nostro se pur vicinissimo.
Così, quando mi è stato chiesto di indicare i tre paesi in cui mi sarebbe piaciuto maggiormente trascorrere la mia vacanza Lions, le mie opzioni sono state Norvegia, Svezia e Finlandia.
Con immensa gioia, il 19 luglio ho preso quel volo che mi avrebbe portata direttamente a Helsinki, la capitale della Finlandia, dove la mia famiglia ospitante mi avrebbe accolta.
Che dire, è stata senza ombra di dubbio l’esperienza più bella della mia vita e tutto ciò che ho imparato resterà per sempre parte di me.

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Questa estate, dal 31 luglio al 9 agosto, ho partecipato ad uno scambio giovanile promosso dal Lions Club .
L’esperienza, durata 10 giorni, è consistita nel prendere parte ad un campus con altri 30 ragazzi provenienti da 17 Paesi diversi del mondo.
La meta assegnatami è l’ East Sussex, un paesino dell’Inghilterra a 15 minuti da Hastings.
Il villaggio in cui ho alloggiato è il “Pestalozzi Village”, un centro di accoglienza per i meno fortunati.
Qui ho avuto l’opportunità di conoscere moltissimi ragazzi provenienti da ogni parte del mondo.
Lo Staff Lions del posto ha organizzato per noi delle attività: abbiamo visitato Londra, Hastings e il Castello di Dover.
Siamo stati coinvolti anche in un’attività di Service che consisteva nella pulizia di una spiaggia.
Ma oltre alle escursioni, quello che piu ho gradito è stato stare a contatto con ragazzi di altri Paesi: questo mi ha permesso non solo di conoscere culture diverse , ma di esercitare il mio inglese che era la lingua di tutti i giorni.
In più mi ha permesso di conoscere persone stupende con le quali sono ancora in contatto.
Un’esperienza da rifare!

Quando rappresentanti del Lions sono venuta nella mia scuola e con un filmato molto coinvolgente hanno parlato di questa opportunità che ci veniva data mi immaginavo già seduta in aereo verso chissà quale meta perché io credo che viaggiare sia una una delle esperienze più belle che si possa fare e così presentai la mia domanda con molta speranza nel cuore.
Dopo qualche mese fui chiamata e avvisata che c'era un posto libero per me sulle Alpi francesi.
Non stetti  a pensarci troppo perché come potevo giudicare un paese senza averlo mai visto?
Così accettai.

Quando decisi di accettare la Malesia non avevo la minima idea di cosa mi stesse aspettando dallʼaltra parte del mondo e non è semplice trovare le parole per descrivere il mese appena passato. Nessuna parola può rendere realmente lʼidea di quello che ho avuto lʼopportunità di vivere.
La Malesia è stata una sorpresa, un posto in cui divertimento e la meditazione si uniscono perfettamente.
Se hai voglia di divertirti troverai a qualsiasi ora un locale aperto in cui cantare a squarciagola con i tuoi nuovi amici. Troverai sempre qualche street food aperto per saziare la tua fame delle 3 di notte o un bizzarro festival cinese che sembrerà non finire mai.
Una vita che non si basa solo sul lavoro, ma che riesce a trovare il giusto spazio per i doveri senza rinunciare a niente.
Una vita che può sembrare così frenetica ma vi assicuro che in questo posto, è semplicissimo “staccare la spina”, perdersi in qualche foresta o scalare una mont#gna per ritrovare la pace con se stessi o rendersi conto di non averla mai avuta.