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ITALIA: what else?

Il mio viaggio in Mongolia è stata senza dubbio un’esperienza singolare, e devo dire molto positiva.
Fino ad adesso avevo visitato prevalentemente paesi europei, per cui mi incuriosiva visitare un paese diverso dai soliti, e dal momento che mi era stata offerta l’opportunità di visitare la Mongolia ho deciso di approfittarne.
Le cose che mi sono rimaste più impresse di questo paese sono i paesaggi incontaminati e la gentilezza e disponibilità delle persone, aspetti che in Italia non sono facili da trovare. I primi dieci giorni sono stata ospite di una famiglia molto gentile, e passavo la maggior parte del mio tempo con la loro figlia maggiore, la quale mi ha portato a vedere vari posti a Ulanbator e dintorni. Mi hanno anche portato nella loro casa di campagna, e lì ho potuto ammirare una natura incontaminata e la semplicità e serenità delle persone da me incontrate.
C’erano poi molte persone che, benché non sapessero l’inglese, avevano comunque molta voglia di comunicare con me e mi chiedevano molte cose sul mio paese, sullo stile e il costo della vita, e sulla mentalità dell’Italia.

Sono partito da Venezia il 20 luglio 2007, qui ho incontrato l’altro ragazzo italiano, Carlo Slaviero, partecipante al programma di scambio. Insieme siamo arrivati a Ulaambataar alle ore 7.30 circa del giorno 21 luglio.
All’aeroporto siamo stati accolti dalla referente Mongola, Enhmaa Tsegmind.
Dopo aver incontrato alcuni dei partecipanti al campo, in autobus ci siamo recati a Parhan, a circa 50 min. da Ulaanbaatar. Qui, siamo poi stati sistemati in gruppi di tre persone, nelle Ger, tipiche tende mongole.
L’ accampamento di Ger era situato in una bellissima vallata, era composto da 22 Ger, alcune adibite a dormitorio, altre a bar, ufficio e magazzini. All’interno del complesso c’era poi un edificio in muratura adibito a cucina, una tettoia che fungeva da zona mensa e infine, staccato dal tutto, un edificio in muratura che ospitava i servizi, e l’area docce, anche con acqua calda.

Prima di atterrare all’aeroporto di Ulaabataar della Mongolia sapevo solo qualche numero: 3 milioni di abitanti, una bassissima densità di popolazione; 3 milioni e mezzo di cavalli, un escursione termica tra giorno e notte di 20 gradi ed un paesaggio che alterna steppa e deserto.
Sul programma di quest’esperienza sapevo ancora meno; 6 giorni in famiglia nella capitale e 9 a cavallo senza sapere dove e con chi; la mia avventura in Mongolia è iniziata con un salto nel buio ma si è rivelata una scommessa vinta.
La mia host family era composta da due ragazze universitarie col desiderio di perfezionare il loro inglese, non una famiglia vera e propria a dire il vero.
Ganjaa e Pujee, questo il nome delle mie ragazze, si sono impegnate molto a farmi vedere la città e cucinare (e farmi cucinare) qualche piatto locale.
Ulaanbataar, la capitale conta un milione di abitanti. Le uniche altre 2 città contano solo poche migliaia di abitanti.
Ulaanbataar con le sue brutte costruzioni del periodo comunista sembra più una città di periferia Russa che una vera capitale; la città ha comunque il suo fascino, i meravigliosi templi buddisti popolati da monaci dalle tonache rosso fuoco testimoniano riti e credenze lontane dalle nostre (per non parlare dello sciamanismo visibile grazie a strani totem disseminati per la steppa), i numerosi musei invece racchiudono splendide reliquie del passato, in particolare alcuni fossili di dinosauro menzionati in ogni libro di paleontologia.
Lo shopping merita un capitolo a parte poiché si può trovare di tutto a prezzi convenienti e, dato che in città non c’è moltissimo da fare, la mia host family mi ci hanno portato più volte. Se vorrete avventurarvi in Mongolia vi consiglio vivamente di partire con una valigia semivuota altrimenti vi mangerete le mani se non avrete più spazio nel bagaglio per i vostri acquisti.
Si consiglia in del, tipico vestito mongolo e i prodotti di cashmere di ottima fattura e molto economici rispetto ai prezzi europei.