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Ho deciso di intraprendere uno scambio giovanile con i Lions perché sollecitata da un’amica che l’anno prima aveva vissuto una di quelle esperienze che ti cambiano la vita.
Così mi sono buttata, ho messo da parte la paura e ho fatto l’iscrizione.
Non scelsi io di andare in Estonia, ma quando mi arrivó la notizia di quale sarebbe stata la mia meta, mi incuriosì questa parte del mondo che a mala pena avevo sentito nominare.
Ad essere sincera no, non ero del tutto convinta di partire, ma poi mi sono detta che avrei dovuto cogliere l’occasione al volo, perché probabilmente senza questa opportunità, mai avrei nella mia vita scelto come meta l’Estonia, e mai avrei conosciuto questa parte del mondo.
Così sono partita e ora che sono tornata, quando mi chiedono: allora, com’è l’Estonia? Sono in grado di parlare delle loro abitudini, del loro cibo, dei loro paesaggi e dei loro sorrisi per ore senza stancarmi mai.

La famiglia Estone mi ha accolto calorosamente con un biglietto su cui c’era scritto il mio nome e quattro sorrisi a 32 denti che mi sciolsero da ogni agitazione e paura.
Mi portarono a visitare la capitale, Tallinn, a mangiare il loro pane nero, le loro salse strane, i loro mini pancake, mi fecero vedere il mare che divide la Finlandia e l’Estonia dall’alto, mi fecero mangiare le loro variegate tipologie di patate, mi portarono nei loro altissimi boschi che amano e rispettano come dovremmo fare in tutto il mondo.
Mi insegnarono la condivisione delle cose comuni non solo tra amici o tra fratelli, ma tra cittadini. Mi portarono ad un festival nazionale che riuniva tutto lo stato in cui si ballava e si cantava per festeggiare l’indipendenza e la liberazione dall’URSS, perché mi spiegarono che quello era il loro modo di ribellarsi anche sotto il dominio russo, ballando e cantando.
Mi fecero sentire a casa e mai li ringrazierò abbastanza per questo. Spero anche io di aver lasciato qualcosa di mio a loro, oltre che la carbonara che abbiamo cucinato e mangiato insieme.
Sono in contatto con loro ancora oggi.
LavoroDopo dieci giorni mi portarono al campo, che si trovava in un posto immerso tra alberi e foreste di un verde intenso.
Arrivai e li vidi, eravamo tutti là, seduti attorno a quel tavolo, che ci guardavamo e ci scrutavamo curiosi.
Non ci conoscevamo ma eravamo già accomunati da una cosa, eravamo tutti lontani da casa.
I camp leaders ci hanno sistemato nelle camere e ho conosciuto le mie compagne di stanza. Abbiamo da subito cominciato a conoscerci e abbiamo legato tantissimo con tutti. Al campo si è creata un atmosfera di unione di cui mi sono sentita partecipe e sentirsi parte di una cosa così bella è una sensazione impagabile.
Sono stati dieci giorni intensi, abbiamo parlato di tutto, delle nostre vite, del nostro paese, dell’Estonia e di tanto altro, abbiamo pianto, abbiamo riso, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo capiti senza parole.
CanoaLe attività che abbiamo fatto sono state le piú variegate, siamo andati in un fiume a fare canoa, siamo andati in un adventure park e in un orfanotrofio, quest’ultima gita è stata la più toccante. Siamo arrivati e i bambini che vivevano in questa comunità ci hanno accolto come se fossimo il loro evento dell’anno, con una gioia negli occhi indescrivibile. Non c’era bisogno di fare niente, non c’era bisogno di comunicare, a loro bastava la nostra presenza lì, il fatto di avere dedicato loro una giornata li ha resi i bambini piú felici del mondo per un giorno. Abbiamo giocato con loro e quando ce ne siamo andati ci hanno salutato con le lacrime agli occhi. Anche noi abbiamo pianto, e questa esperienza mi ha fatto riflettere.
Ho pensato che donare è molto più facile e appagante di ricevere. Ho pensato che sono fortunata. Abbiamo fatto moltissime altre attività insieme, ci siamo lanciati su un fiume ghiacciato, abbiamo fatto la sauna e giocato a pallavolo e riso tanto. Ma come ogni cosa bella anche questa ha avuto una fine, una fine che comportava gli addi più dolorosi della mia vita fin ora.
Abbiamo passato una giornata in aeroporto e ogni tanto qualcuno di noi partiva, e tutte le volte ci siamo abbracciati e piangendo ci siamo augurati il meglio. Ora siamo sparsi in tutto il mondo ma sempre saremo legati da quello che abbiamo passato insieme.

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