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A Luglio sono partita per la Finlandia, per vivere un’esperienza speciale, ho vissuto a casa di una finlandese per circa 2 settimane, insieme a una ragazza che seguiva questo stesso percorso da Roma. La signora da cui stavamo era una insegnante in pensione, e parlava molto bene inglese quindi è stata una permanenza piacevole.
Vivevamo nelle sue due case, una in centro città e un cottage tipico finlandese in campagna, sul mar Baltico.
Nella vita di cottage abbiamo proprio sentito le tipiche abitudini e abbiamo vissuto come vere finlandesi, e grazie al fatto che fossimo sempre insieme non ci siamo mai annoiate. Poi siamo andati a questo Camp a Pori dove abbiamo incontrato ragazzi di tutto il mondo e abbiamo affrontato le tipiche attività finlandesi come canottaggio, marchiare le tazze finlandesi, il disc golf (una specie di frisbee), una gita su un Veliero e poi abbiamo visitato Pori, anche se io e l’altra ragazza la avevamo già visitata con la nostra host mother insieme a Rauma.

Innanzi tutto devo ringraziare l’associazione Lions per l’opportunità che mi ha dato, e tutte quelle persone che mi hanno affiancato durante questa esperienza. 
Un mese prima della partenza, la responsabile italiana per i ragazzi che andavano in Finlandia, ha creato un gruppo WhatsApp con tutti i ragazzi (italiani) che avrebbero frequentato il mio stesso camp.
In tutto eravamo in 5; questo ci ha permesso di iniziare a conoscerci ma soprattutto di prenotare lo stesso aereo.
Sono partito il 19 luglio e quella mattina mi sono dovuto alzare molto presto avendo l’aereo alle 11.15 a Milano. L’agitazione era tanta e penso fosse anche motivata. Il volo Malpensa Helsinki è stato tranquillo, per fortuna ero riuscito a prendere un posto sul corridoio e dietro a Laura, una delle ragazze italiane che viaggiava con me.
L’arrivo è stato un po’ più caotico siccome siamo usciti dal nostro gate senza ritirare i nostri bagagli, ma per fortuna ci siamo riusciti a mettere in contatto con il servizio di Finnair che ci hanno fatto rientrare a recuperare le nostre cose. Per fortuna non siamo stati i primi ad arrivare cosi, appena recuperati i nostri averi ci siamo subito incontrati con gli altri ragazzi che avrebbero poi frequentato il nostro stesso camp. Dopo le i saluti la maggior parte dei ragazzi si è diretta verso la stazione dei treni dalla quale poi sarebbero partiti per raggiungere le loro famiglie; ma nel mio caso ho dovuto aspettare un paio di ore in aeroporto per poi incontrarmi con Frankista, una ragazza tedesca molto simpatica che aveva la famiglia nel mio stesso paesino e insieme siamo stati portati da un membro Lions residente ad Helsinki alla stazione dei bus dalla quale abbiamo viaggiato per circa 5 ore verso il nostro paese Rantasalmi.

Quest’anno sono partita per la Malesia; quando inizialmente mi è stata proposta ero parecchio titubante.
Sapevo che sarei stata quasi dall’altra parte del mondo e che la vita là sarebbe stata completamente differente. Nonostante ciò decisi di provarci e partire, ora cercherò di riassumere questa grande esperienza in poche righe, cosa alquanto difficile, ma ci proverò!
Sono partita il 20 luglio da Bologna, arrivata all’aeroporto di Roma ho incontrato le mie compagne di viaggio Antonella e Valentina.
Dopo un volo di quasi venti ore sono arrivata a destinazione.
All’aeroporto di Kuala Lumpur abbiamo incontrato le nostre famiglie ospitanti. Fin da subito è stato chiaro quanto i malesi siano distaccati, ma comunque molto cordiali.

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La mia esperienza con i Lions si è svolta in Minnesota.
È stata fantastica.
La famiglia è stata disponibilissima, mi sono trovata benissimo e mi hanno accolta come una vera e propria figlia. Inizialmente devo ammettere di aver avuto interazioni quasi solamente coi genitori ma dopo qualche giorno anche le ragazze (le figlie) si sono sciolte e abbiamo instaurato un’amicizia unica che sicuramente durerà per tutta la vita. Abbiamo trovato un sacco di cose in comune e per questo amavamo passare tutto il tempo che avevano a disposizione insieme. Purtroppo la figlia più grande, con la quale mi sono trovata meglio essendo mia coetanea, lavorava ma ho apprezzato comunque passare del tempo da sola, per riposarmi dopo una lunga giornata. La famiglia mi ha dedicato tutto il tempo libero che aveva: abbiamo visitato tantissimi parchi, cascate e piccole città nei dintorni. Mi hanno mostrato i loro usi e costumi, portandomi spesso a mangiare in ristoranti tipici. 

L’esperienza vissuta, della durata di 28 giorni (11/07-09/08), si è rivelata del tutto positiva.
All’arrivo nell’aeroporto di Osaka sono stata accolta da alcuni membri del Lions (tra cui la traduttrice) e da quella che sarebbe stata la mia “host mum” della prima famiglia, composta da una ragazza di 28 anni (che poteva vantare il titolo di essere una prestigiosa e rara “Gheisha”) e da un signore di 64, residenti a Kyoto.
Con la prima famiglia ho visitato molti luoghi, templi e ristoranti, abbiamo partecipato al famoso “Gion Festival” di Kyoto (in occasione del quale ho avuto l’onore di indossare il celebre “yukata” giapponese), abbiamo trascorso una giornata in montagna e alla SPA. 

IL  23 giugno alle 6:30 avevo da Firenze uno dei tanti aerei che avrei dovuto prendere per la mia prima esperienza in U.S.A. precisamente in Texas.
Preso il primo volo e atterrato a Roma incontro Alessandro uno dei tanti ragazzi che avrebbero  partecipato al mio stesso scambio.
Dopo quasi 11 ore di viaggio arriviamo a Chicago dove purtroppo perdiamo la coincidenza per Dallas e quindi ho dovuto prendere ben altri 2 voli, ma nonostante questa lunga odissea, tutto il resto e’ stato fantastico e faccio ancora fatica a realizzare come queste 5 meravigliose settimane siano gia’ terminate.

Ho partecipato al camp Italia in Sicilia.
Anche se inizialmente credevo che sarebbe stato più bello andare all'estero, mi sono accorta che in realtà questa è stata un'esperienza unica in cui ho potuto vivere il territorio siculo, tanto quanto coltivare amicizie.
I nostri organizzatori non ci hanno fatto mancare nulla, abbiamo fatto molte attività e ci hanno portato a visitare molti posti.
Abbiamo pernottato a Piazza Armerina, Palermo e Linguaglossa, così da permetterci di visitare tutti i posti più belli della Sicilia.
Siamo stati al mare, al parco avventura, parco giochi, parco acquatico, poi abbiamo fatto una camminata su dei crateri secondari sull'Etna e per finire siamo stati a visitare Isola Bella  e Taormina. 

Essendo il primo anno che partecipo al Lions exchange program, non sapevo cosa aspettarmi ma tutto è andato meravigliosamente.
Dopo ben 12 ore di volo, atterrai un po’ frastornata a Saint Louis, dove trovai ad aspettarmi con il sorriso stampato sulla faccia, la mia prima host family.
Nei primi dieci giorni sarei stata in un paese vicino a Saint Louis, assieme a due ragazze che avrebbero condiviso la casa con me, una brasiliana e una belga che avrebbero reso la mia esperienza ancor più bella.
Prima della partenza il mio inglese non era dei più fluenti perciò ero preoccupata per la comunicazione con le host families e con le persone che avrei incontrato; In realtà tutti sono stati tutti più che comprensivi, parlando più lentamente e con meno accento.
Nella prima famiglia mi sono trovata splendidamente, la casa era bellissima e pulita, loro erano molto disponibili e veramente simpatici, ci hanno totalmente aperto la loro casa e siamo state trattate come se fossimo le loro figlie.

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Quest’estate ho trascorso 16 giorni in Norvegia grazie al programma di scambi culturali del Lions Club.
Abbiamo trascorso i primi 12 giorni di campo in diverse zone del Sud della Norvegia, intorno all’area di Oslo, esplorando i paesaggi e le bellezze naturali Norvegesi con attività come rafting, canottaggio, campeggio e scalata della montagna più alta della Scandinavia e visita alla città di Oslo, abbiamo creato legami di amicizia e imparato nuove cose sui paesi di provenienza degli altri.
Durante gli ultimi quattro giorni, invece, siamo rimasti con le famiglie ospitanti, ma abbiamo continuato a incontrarci tutti i giorni in città.
La mia famiglia ospitante era composta da due pensionati piuttosto eccentrici, molto simpatici e accoglienti.

Dopo giorni di preparativi e mesi di attesa eccomi in aeroporto. 
Non sono sola, ma sento che questo è il mio momento. Faccio il check-in, supero i controlli, un ultimo sguardo a chi mi ha accompagnata, prendo il bagaglio a mano e davanti a me solo l’immaginazione di questi mesi.
Non sono mai stata in aeroporto da sola e non ho mai viaggiato da sola.
Sono così agitata che non ho fatto altro che andare avanti e indietro; ad un certo punto non sapevo più dove fosse il mio bagaglio, ho fatto mente locale e l’ho trovato in bagno.
Non dimenticherò mai l’ansia che ho provato.
Al gate incontro altre due ragazze, anche loro in partenza per l’Austria; scopro che con Caterina avrei condiviso tutte le esperienze che ci aspettavano.
Ormai è ora sì decolla.

L' esperienza a cui ho partecipato quest'anno è stata per me ricca di novità e mi ha aiutato a osservare le relazoni tra le persone da un punto di vista differente. Inizialmente ci si può sentire spiazzati in un paese sconosciuto completamente da soli, ma io non ho mai provato questa sensazione soprattutto grazie all'affetto ricavuto dalla mia host family. Appena sono giunta a destinazione all'aeroporto di Tallin, sono stata subito accolta con un abbraccio e questo mi ha fatto sentire a casa.
Ho trascorso dunque dieci giorni in una casetta a Mikitamae, un piccolo paesino al di fuori di Tartu, insieme alla mia hostmother Karin, a Bittany e a Bianca, rispettivamente di 19 e 13 anni, e alla loro nonna.
Grazie a loro ho conosciuto i costumi estoni poichè tutte e quattro fanno parte di un gruppo di canti tradizionali che ho potuto ascoltare ad una piccola fiera della musica.
Di tradizionale e assolutamente nuovo per me è stata la sauna che la famiglia possiede ma nella quale, insieme agli altri compagni, ho potuto entrare di nuovo.
La vita nelle campagne estoni è di certo differente, e ogni membro della famiglia è chiamato ad aiutare e a svolgere il proprio compito: un esempio può essere quello di raccogliere la frutta dagli alberi per farne della marmellata, o semplicemente per non lasciarla marcire sul terreno.
Insieme abbiamo anche visitato dei musei, come quello di storia naturale dell'università di Tartu, e una palude davvero mozzafiato.
Le foreste estoni sono infatti molto estese e fitte, per questo la popolazione ha molto a cuore la loro conservazione.
Il 10 di luglio sono arrivata al campus dove ho potuto conoscere ragazzi da ogni parte del mondo e la loro cultura.

Questa estate, grazie a Lions Youth Exchange, sono partito per la Slovacchia.
Inutile dire che una volta scoperta la meta sono rimasto abbastanza deluso e sconfortato, poiché avevo scelto Paesi extra continentali al momento dell'inserimento delle preferenze di viaggio.
Tuttavia dopo pochissimo tempo mi sono completamente ricreduto: la Slovacchia, infatti, è un Paese bellissimo, dove ho conosciuto persone meravigliose che, oltre ad esser stati estremamente disponibili e gentili nei miei confronti, hanno saputo offrirmi un'esperienza irripetibile, attraverso la quale ho allargato i miei orizzonti linguistici e soprattutto culturali. Arrivato all'aeroporto di Bratislava, sono stato accolto dalla mia host family, i cui componenti, pur non parlando fluentemente l'inglese, hanno saputo coordinare le mie attività quotidiane, facendomi conoscere i vari monumenti di Nitra.

L’Ausralia, terra lontana e tanto differente dalla mia Italia, aveva determinato inizialmente sensazioni differenti, nuove e non tutte piacevoli.
A cominciare dalla durata del soggiorno, un mese ospite in due famiglie, con usi e costumi a me sconosciuti, per continuare con espereinze di vita nuove e spesso del tutto inattese, vere e proprie avventure che mi piace raccontare per trarne le giuse conclusioni.
Comincio dall'inizio, quando mi sono trovato all'eaeroporto di Melbourne.
Mi sentivo solo, ma c'era ad attendermi un gruppo di Lions, il mio nome stampato su un cartello e lì è cominciata la storia.

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Quest’estate ho avuto la possibilità di partecipare per la seconda volta a uno scambio giovanile Lions questa volta in direzione USA precisamente nello stato della Virginia.
Sono atterrato all’aeroporto di Norfolk il 16 giugno e nell ’aereoporto ho incontrato la mia host family una coppia sulla sessantina molto simpatica con due nipoti molto simpatici.
Le prime due settimane le ho passate con loro e ho vissuto l’ america in maniera autentica visitando un paio di città come Tangier (una città situata sull’omonima isola famosa per i granchi) e Williamsbourg (una città a stampo coloniale molto bella da vedere) e ho visto il parco divertimenti più importante della Virgina ovvero buschgardens, ho conosciuto persone del luogo come lo sceriffo della città.

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Quando ho ricevuto come destinazione la Malesia ero davvero affascinata dall’idea di visitare una nazione asiatica diversa e quasi sconosciuta rispetto alle molto più gettonate “Cina, Giappone, Thailandia,....”.
Dunque mi sono gettata a fare ricerche su internet per avere un’idea di quello che mi sarebbe aspettato, della cultura e delle tradizioni del posto, dei luoghi più belli che avrei potuto visitare e soprattutto del cibo tipico che mi avrebbe atteso.
Ero molto emozionata all’idea e psicologicamente mi ero già immersa in quella lontana realtà orientale che mi avrebbe esulato per un mese dalla mia solita routine. Mi è stata assegnata una sola famiglia per l’intero mese di permanenza, e in realtà non nascondo che la cosa mi aveva lasciata un po’ delusa perché, leggendo di esperienze di scambio in Malesia fatte da altri ragazzi, avevo avuto modo di comprendere che cambiare più di una famiglia è sicuramente un fattore positivo in quanto ti permette di visitare posti diversi e talvolta anche lontani tra loro, seppure della stessa nazione, oltre a permetterti di venire a contatto con più persone ed avere uno scambio di idee ulteriore dato che spesso le usanze e i modi di fare cambiano radicalmente da famiglia a famiglia, da città a città, un po’ come da noi in Italia se pensiamo alle molte differenze che si potrebbero scorgere tra una famiglia del Trentino ed una famiglia Pugliese, per esempio.

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Sono Laura, 
dall’8 giungo al 24 giugno ho partecipato al programma di scambio del Lions club a Hong Kong.
Durante la mia esperienza, piena di attività preparate per noi che hanno reso il campo interessante e utile, posso dire di essere cresciuta da un punto di vista personale dove ho potuto avere lunghe conversazioni in cui raccontavo la cultura del mio paese ma soprattutto ho potuto ascoltare la cultura di altri e le conoscenze di ragazzi che provenivano da varie parti del mondo.
Dall’inizio ho avuto la possibilità di conoscere la cultura di Hong Kong e successivamente di Macao e Guilin seguita da Leos e Lions disponibili nei nostri confronti quando avevamo bisogno di aiuto o quando avevamo semplicemente bisogno di qualche risposta alle nostre domande.
Io mi sento personalmente cresciuta molto e ho scoperto molte cose nuove e particolarità di una città a me completamente estranea, essendo la mia prima volta a contatto con la cultura asiatica, e tutto questo grazie al Lions che mi ha dato la possibilità di approfondire molto la conoscenza di quello che per me era nuovo visitando templi per conoscere la religione, prendere parte a lezioni di cucina di specialità cinesi o visitando musei e tante altre cose.

Ho avuto la possibilità grazie al Lions Club di poter stare 3 settimane in Messico.
La cosa che mi preoccupava di più inizialmente era il viaggio da Roma a Città del Messico della durata di 13 ore, ed essendo stato il mio primo viaggio intercontinentale fui colto dall’ansia per tutto il viaggio d’andata. Nel mio stesso camp ho avuto la fortuna di trovarmi con Annalisa e Francesca, altre due italiane che erano nel mio stesso campus.
Siamo giunti all’aeroporto di Città del Messico alle 3 dell’8 luglio e dopo i controlli passaporti e il ritiro bagagli ci siamo incontrati con le nostre rispettive famiglie.
La mia Host family era composta da Arturo e sua moglie Angeles, persone davvero molto simpatiche che sin dal primo momento mi hanno trattato come se fossi stato un figlio per loro.

Canada, sei lettere e mille sfumature, sei lettere e mille emozioni, sei lettere, ma tanto da vedere, da imparare e da affrontare.
La mia magnifica esperienza in Canada è iniziata il 14 luglio: sono partita con due valigie, tanta ansia, paura, ma anche tanta curiosità e voglia di incontrare una nuova cultura e quella che sarebbe diventata la mia seconda famiglia. Sono arrivata nella mia ormai seconda patria, Calgary, Alberta, dopo un viaggio lungo ed estenuante, con una sola valigia, con più ansia e paura, ma con la stessa carica con cui ero partita. 
E’ bastato un giorno per dimenticare che la mia valigia fosse stata persa in uno dei tre scali, per capire quanto la mia host family fosse speciale, per comprendere che questa sarebbe stata l’esperienza più bella della mia vita. Così è stato, il mio sesto senso non si sbaglia mai!
Come dicevo, sono arrivata a Calgary il 14 luglio, ma il giorno dopo, nonostante l’effetto jet lag si facesse sentire, tutta la famiglia è fuori casa in cerca di nuove destinazioni. Ecco che Janeen e Doug, i miei host parents partono per Banff con i loro ragazzi, Alessia e Jack, i due simpaticissimi italiani, Nele, la tedesca con loro ormai da un anno, Braulio, il dolcissimo messicano e Connor, il loro figlio canadese sempre disponibile e altruista. Dimenticavo, i due cagnolini, membri fondamentali della famiglia allargata, Mulligan e Mira.

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Questa estate, in particolare dal 17 agosto al 1 settembre, ho partecipato al mio primo scambio culturale promosso dal Lions Club Italiano.
Essendo la mia prima esperienza, ero abbastanza in ansia la settimana prima di partire, in quanto non sapevo come mi sarei dovuto comportare, specialmente, nella famiglia. Infatti, i primi giorni sono stati un po' difficili, in particolare, per via delle abitudini alimentari completamente diverse dalle nostre; al punto che ci sono stati giorni in cui non mangiavo, in quanto erano sapori a cui non ero abituato.
Per il resto, la settimana in famiglia è stata abbastanza bella, perché erano molto accoglienti e disponibili.
Siamo stati impegnati tutti i giorni in attività che andavano dalla visita al classico museo di storia alle lunghe esplorazioni del centro storico, dalla visita dei resti archeologici alle giornate passate alle terme.

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Quest’estate ho avuto la possibilità di trascorrere il mese di luglio in Australia.
Inizialmente avevo scelto una meta in Europa, sia per motivi di costi, sia per la lontananza, però quando mi è stata proposta l’Australia, sapevo che sarebbe stata un’esperienza indimenticabile e non so se avrei avuto un’altra occasione per conoscere questa terra da così vicino.
Nonostante il volo di più di 24 ore, sono atterrata all’aeroporto di Melbourne piena di energia e curiosità.
Ad attendermi c’erano i Lions australiani, che erano i leader del Camp Koala, dove ho trascorso l’ultima settimana, e la mia host family.
Era composta dal papà, dalla mamma e dalla figlia di 13 anni, Eddie.
La prima impressione che ho avuto delle persone australiane è che sono molto simpatici, accoglienti e disponibili.