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Dal 8 al 28 luglio ho partecipato al Lions Youth Exchange program in Dakota del Sud. È stata la mia seconda esperienza, l’anno scorso avevo partecipato allo stesso programma ma in Michigan. La mia esperienza è stata composta da tre settimane, di cui la seconda trascorsa nel Lions Camp a Sioux Falls.
In famiglia
La famiglia che mi ha ospitato vive nella parte est di Sioux Falls, la città più grande del Dakota del Sud, ed è composta da marito e moglie, Mike e Kris, che sono stati estremamente gentili e disponibili durante tutta la mia permanenza. 

È difficilissimo descrivere la mia esperienza ad Istanbul. 
Sono partita il 18 Luglio da Bologna in lacrime, per paura di non riuscire a legare con gli altri o chissà che altro. Sono tornata l’8 Agosto, in lacrime, perché non avrei mai voluto lasciare nè quel posto magnifico nè i miei nuovi amici-da-tutto-il-mondo. 
Il periodo dal 18 all’8 si è diviso in due parti, la prima in campo e la seconda in famiglia. 
In campo mi sono sentita come a casa fin da subito.

Quest’estate, più precisamente dal 7 al 28 luglio, ho partecipato ad uno scambio giovanile promosso dal Lions Club.
L’esperienza, della durata di tre settimane, è consistita nell’essere ospite di una famiglia del posto per il periodo di una settimana e nel prendere parte, per le rimanenti due settimane, ad un campus insieme ad altri 24 ragazzi provenienti da ogni parte del mondo.
La meta a me assegnata è stata la Svezia, destinazione in cui non ero mai stata e che ero molto curiosa di visitare.
Più precisamente sono stata ospitata dalla mia host family a Bjarnum, un paesino nella parte meridionale della Svezia.
La mia famiglia svedese si è dimostrata molto accogliente e ho potuto legare particolarmente con le mie host sisters, mie coetanee.

Tramite un concorso organizzato nel mio istituto ho avutol’occasione di spendere tre settimane in Turchia, metà in famiglia emetà in un campo Lions, un’esperienza che mi ha cambiato profondamente.
Il periodo in famiglia ha avuto come la barriera la comunicazione, solo un mio host brother sapeva bene l’inglese, ma nonostante ciò siamoriusciti a capirci tramite gesti e qualche parola in turco che mi hanno insegnato. 
Durante questi primi giorni ho avuto occasione di visitare Istanbul per due giorni, indimenticabile il giro in traghetto sul bosforo, per poi andare a Bursa, la città dove la mia host family abita e dove ho scoperto molti aspetti del modo di vivere turco, mi hanno colpito molto la passione per il tè e il rispetto al limite della venerazione per Mustafa Kemal Atatürk, di cui si trovano immagini praticamente ovunque.

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Sono partita da Torino caselle il 4 luglio di quest’estate e devo confessare che avevo una gran paura.
Paura per il mio primo volo, per la mia prima volta all’estero e per il mio primo scambio.
Durante il viaggio molte erano le domande che mi facevo.
Arrivata all’aeroporto Paris Charles de Gaulle, l’accoglienza calorosa della famiglia ha subito cancellato ogni mio dubbio. Ero lì e dovevo godermi tutto fino in fondo! E così è stato. 
Insieme a me la famiglia ospitava anche una ragazza austriaca di nome Pia con cui ho legato parecchio.
La graziosa casetta in cui ci hanno accolte si trovava a Gouvieux, un piccolo paesino nel nord della Francia.
Non ci hanno mai dato modo di annoiarci e ogni giorno si scopriva qualcosa di nuovo. Da una città, a un gioco, a un piatto tipico. Ho amato moltissimo la semplicità di questa famiglia e da loro ho imparato molto.
Sono sempre stati gentili e disponibili per qualsiasi cosa. 

Quest’estate ho avuto l’opportunità di partecipare per la terza volta a uno scambio giovanile Lions e dopo Brasile e Taiwan sono partita alla volta del Giappone, un paese che mi ha sempre affascinata e che ho sempre desiderato visitare. 
Sono atterrata all’aeroporto di Nagoya il 12 luglio e ad accogliermi ho trovato la mia prima host family, una coppia sulla sessantina con cui da subito mi sono trovata benissimo. La mia host mum, Tomomi, è una donna straordinaria che conosce abbastanza bene l’inglese (cosa del tutto non scontata in Giappone) e con cui ho, quindi, potuto chiacchierare molto. Sono rimasta da loro per cinque giorni in cui ho preso parte alle tantissime attività che i Lions locali avevano preparato per me tra cui assistere alla cerimonia del tè e vedere i fuochi d’artificio durante un tipico festival in cui mi hanno fatto indossare lo Yukata (abito tradizionale).

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Sono ritornato da circa una settimana dalla mia esperienza di 3 settimane in Belgio e mi trovo a scrivere per parlare dell'esperienza più importante della mia vita.
Sono partito il 7 Luglio dall'aeroporto di Firenze. Per me già prendere per la prima volta un aereo da solo è stata una nuova esperienza.
Il volo è durato circa un'ora e mezza ed appena arrivato all'aeroporto di Bruxelles mi stava aspettando la mia Host Family.
La mia esperienza consisteva in una settimana con la host family e due in Camp.
La prima settimana in famiglia è stata stupenda poichè mi sono sentito come a casa ma in uno stato completamente sconosciuto.
Ho sentito questo poichè sia i 3 ragazzi della famiglia che i genitori erano di una simpatia, semplicità ed accoglienza unica.
In più con me, in famiglia, c’era anche una ragazza che proveniva dalla Finlandia. Con loro abbiamo visitato alcune città come Anversa, Gent, una città medievale e Knokke, città marittima.

 Ho iniziato il mio viaggio con ansia e timore di non riuscire a comunicare con le altre persone usando l’inglese o di non trovarmi bene con la famiglia ospitante, ma è stato completamente l’opposto
Il mio viaggio non è iniziato benissimo, dato l’ovebooking del primo volo e la corsa in auto da Firenze a Roma per riuscire a prendere il secondo, ma da lì è stato tutto un migliorare
All’aereoporto di Stoccolma sono stata accolta da Barbro e Sven, una coppia che mi ha ospitata durante la prima settimana, e dagli altri tre ragazzi insieme a me nella host family, una ragazza Cecoslovacca, un ragazzo Ungherese e uno tedesco
Durante la settimana non ci siamo mai annoiati, ogni giorno facevamo qualcosa di nuovo, dal bagno al lago all’escape room, abbiamo dato da mangiare alle alci, fatto gare con la canoa nel lago dove abitavamo, visitato un’isola, assaggiato tipici piatti Svedesi ed incontrato altri ragazzi con le loro host family

Divertimento e adrenalina: ecco due parole che utilizzerei per descrivere il campo organizzato dagli scambi giovanili Lions quest'anno.
Le attività che si sono svolte nell'arco di 10 giorni, sono state tra le più varie, dalle visite di stampo culturale, a arrampicate in montagna, e persino una giornata di rafting sul fiume.
I team leader sono sempre stati efficienti nell'organizzare le attività, preparati nel darci informazioni, e allo stesso tempo si sono inseriti nel gruppo come amici e non superiori.
Dopo il nostro arrivo in Spania Dolina, siamo stati assegnati ai nostri relativi gruppi e, dopo esserci sistemati nelle nostre camere, abbiamo avuto modo di conoscerci l'un l'altro.
Le attività di squadra come sempre garantiscono un minimo di competitività che spronano il gruppo a fare del proprio meglio.

Quest’anno ho avuto l’opportunità, per la seconda volta, di partire con gli scambi Lions direzione Svezia.
Il Lions Camp Scania aveva una durata di 3 settimane, dal 7 al 28 luglio, rispettivamente: una in famiglia, una in tenda nella foresta e l’ultima incentrata su attività culturali vicino al mare.

Il 7 luglio è iniziata la mia nuova avventura nella mia famiglia ospitante con un’altra ragazza tedesca con quale ho legato dal primo istante.
Sono stata ospitata da una coppia anziana sulla settantina, ma dall’animo giovane, in Tyringe. Durante questa prima settimana la famiglia ci ha aperto il cuore illustrandoci il loro piccolo mondo. Fin dal primo giorno abbiamo potuto ammirare la magnificenza delle foreste svedesi e anche la vasta presenza di laghi. Per allietare il nostro soggiorno presso la loro casa ci hanno fatto incontrare altri 3 ragazzi che sarebbero venuti al campo, ospiti da altri membri Lions loro amici; con questi ultimi abbiamo fatto un’escursione in canoa in un lago, ad una fiera che è una ricorrenza nella loro zona e ad evento musicale organizzato dal Lions club locale.

Quando come seconda esperienza del programma di scambi giovanili Lions mi hanno offerto tre settimane in Israele, devo ammettere che ho esitato: non passa giorno senza che si senta il nome dello stato al telegiornale, spesso associato ai conflitti e alla sua peculiare situazione politico-territoriale.
Dopo poco mi sono però deciso (con appoggio dei miei genitori, mai apprensivi) a compiere quest’avventura sapendo che sarebbe stata unica.
Là ho trovato un paese estremamente affascinante, pieno di contraddizioni, completamente diverso dagli standard mentali e di vita tipicamente italiani.
Un popolo accogliente, premuroso, luoghi meravigliosi e una cultura tutta da scoprire.

L’esperienza in Germania è stata una delle esperienze più belle di tutta la mia vita.
Prima di partire non avevo alcuna aspettativa e sapevo poco su ciò che avrei dovuto affrontare.
Al mio arrivo sono stata accolta da una famiglia stupenda, con la quale ho passato una settimana fantastica e mi sono divertita tanto.
Successivamente ho passato due settimane nello Youth Camp di Marburg, in Germania, insieme a diciannove ragazzi provenienti da sedici paesi differenti.

Quest'estate ho avuto l'occasione di partecipare agli scambi giovanili Lions: la mia destinazione è stata la Slovenia.
Si trattava della mia prima esperienza completamente autonoma all'estero, e probabilmente quella che ricorderò con più nostalgia: tutto ciò che ho vissuto mi ha davvero lasciato una traccia indelebile.
Premetto che, per motivi personali, non sono riuscito a trascorrere il periodo di ospitalità in host family, e che mi sono recato in Slovenia giusto in tempo per l'inizio del Lions Camp. Questo penso che mi abbia svantaggiato leggermente, non avendo avuto la possibilità di incontrare con anticipo i ragazzi che poi avrei conosciuto durante il campo.

Inaspettatamente anche quest’anno, per la terza volta, il lions club di Matera, nella persona di Maria Martino, a cui sono infinitamente grata, ha deciso di regalarmi una nuova opportunità.
La destinazione sarebbe stata l’America.
Cosi sono partita e per un mese ho vissuto nello stato di Washington con due famiglie americane - a differenza dei miei viaggi precedenti infatti, questo programma non prevedeva il campo-.
Per la prima settimana sono stata in una cittadina molto piccola vicino Seattle con Jan e Art, due signori anziani ma molto attivi, entusiasti, disponibili e gentili.
Con loro ho visitato Seattle e tutte le città limitrofe fino ad arrivare a vedere l’Oceano Pacifico.

Ricordi in video  

La mia esperienza di scambio è iniziata il 15 luglio quando sono par ta dall’aeroporto di Bari, ricordo che quel giorno ero par colarmente tesa perché era la prima volta che prendevo l’aereo da sola.
La sera del 15 luglio dopo un lungo viaggio sono arrivata a Madison nel Wisconsin e ho trovato ad accogliermi la mia famiglia ospitante e Reka ,la ragazza ungherese che era ospitata insieme a me.
Appena seppi che lo stato in cui sarei andata era il Wisconsin pensai subito che fosse uno stato sconosciuto ma colsi quest’opportunità senza esitare.
Fin dai primi giorni mi sono sentita come a casa e ora posso a affermare di avere una seconda famiglia in Wisconsin.
Nel mese di permanenza ho passato le prime due settimane in famiglia, la terza al campo e l’ultima nuovamente in famiglia.

Il mese che ho passato in Giappone è volato, mi sembra passata nemmeno una settimana da quando ho varcato le soglie dell’aeroporto di Roma pronta, o quasi, a prendere l’aereo che mi avrebbe condotto dalla mia nuova famiglia.
Questo è stato il mio primo viaggio da sola e all’andata ero così agitata che mi stavo per mettere a piangere al primo piccolo inconveniente.
Ma per fortuna tutto si è risolto per il meglio ed una simpatica coppia italiana con la mia stessa destinazione, vedendomi in crisi, mi ha aiutata per tutto il resto del tempo.

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Non so bene come iniziare un report, non so bene come parlare di quest’esperienza che mi ha cambiata radicalmente e che mi ha fatto riscoprire emozioni che non credevo di poter provare in cinque settimane con persone che per me erano sconosciute.
L’unica cosa che conosco e so fare è mostrare le foto che ho catturato ogni giorno nella mia fotocamera per farvi capire quanto possa cambiare qualcuno un’esperienza simile.

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Quest’estate ho partecipato ad un’esperienza straordinaria e formativa che ho avuto il piacere di ripetere per il secondo anno consecutivo, gli scambi giovanili Lions.
A differenza dell’anno scorso, la mia meta è stata la Svezia, un paese magnifico con una cultura e dei paesaggi invidiabili.
Entrando nel vivo della mia esperienza e dovendola quantificare con un giudizio posso essere più che contento e valutarne positivamente i risultati.

Questo in Massachusetts è stato il mio quarto Lions camp e a malincuore devo ammettere che sicuramente è stato il peggiore.
Le aspettative prima della partenza erano alte considerando i precedenti camps, considerando la meta e considerando il magnifico programma che ci avevano promesso per la realizzazione del quale ciascun ragazzo ospitato ha versato un contributo di 700$.
I primi due giorni in famiglia sono stata benissimo, poi è stata una delusione continua: il terzo giorno ci hanno portato (la mia host mother era molto amica di altre due host mothers quindi ci muovevamo tutti insieme) a fare la canoa, è stata un’esperienza tremenda. Ero in canoa sola con un’altra ragazza italiana, era la prima volta per entrambe, non avevamo idea di come si guidasse una canoa e, non avendo un istruttore con noi, andavamo sempre a sbattere ai margini del ruscello con tutte le piante, gli insetti e le ragnatele che ci venivano addosso. Così per 15 km. Così per 5 ore. Quando alla fine del percorso, stremate, ci siamo permesse di dire che l’attività non ci era piaciuta tanto le host mothers ci hanno iniziato a fare la guerra mandando mails agli organizzatori Lions italiani scambiando la nostra sincerità per maleducazione.