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Ed eccomi qui ancora una volta a scrivere, o meglio a provare a descrivere quanto una esperienza come questa ti possa cambiare e far crescere. Vorrei partire con la premessa con cui ho affrontato questo e tutti gli altri viaggi: tranquillo, tutto andrà bene, sii te stesso e cerca di vivere ogni attimo.
Bene! Questa premessa di certo non prepara a quello che succederà, alle difficoltà che ci saranno e neanche ai momenti belli. Questa premessa mi aiuta e mi ha sempre aiutato a prendere le cose come vengono, cercando sempre di vedere il lato positivo e di farmi travolgere da tutto quello che succede in tre settimane che hanno l’intensità di anni.
Tutto è iniziato nel posto più significativo per me, Krushevo, una località di montagna nel sud-ovest della Macedonia dove ho potuto conoscere e incontrare delle persone fantastiche che resteranno nella mia vita  per tanto tempo. Voglio iniziare da Olga, la prima persona che ho incontrato e che mi ha subito colpito per la sua dolcezza e per il suo modo di prendersi cura di me e dei miei compagni come se fossimo suoi figli.

Poi ho avuto modo di conoscere anche gli altri sette ragazzi che hanno affrontato questa avventura con me: Göcke, Ayhan, Giulia (Kess), Giulia (Giulietta), Laura, Chiara e Thomas.
La prima settimana a  Krushevo è volata via velocemente perché grazie alla compagnia di Milan e Nico, due ragazzi macedoni nonché camerieri nel ristorante in cui abbiamo mangiato tutti i giorni, ci siamo aperti e ci siamo mostrati per quello che siamo. 
Con loro ed Olga  abbiamo fatto le cose più divertenti e rischiose tra cui scendere il pendio di una montagna e fare parapendio. Olga ci ha fatto vivere  Krushevo come se fosse la nostra città, come se fossimo nati lì perché con le sue escursioni, con le sue camminate nel verde (che sembravano non finire mai), ci ha fatto quasi dimenticare per un attimo delle nostre case in cemento grigie e tristi e ci siamo abbandonati alla bellezza della natura.
La settimana lì ci ha permesso di conoscerci meglio perché abbiamo vissuto in una “villa” ovvero un’appartamento, quindi condividendo degli spazi comuni come la cucina, salone e lavanderia.
Le nottate passate insieme per me saranno indimenticabili.
Ci siamo ingegnati per trovare giochi che ci facessero passare il tempo in allegria, proibendo in assoluto l’utilizzo dei telefonini.

Nicola

Monte a Krushevo

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Parapendio con Igor

La partenza da Krushevo verso Ohrid è stata molto triste. Ad Ohrid sono iniziati i primi problemi perché fin da subito non abbiamo trovato l’hotel e l’autobus ci aveva abbandonato in un altro parecchio distante. Disperatamente abbiamo provato a chiamare qualsiasi nostro contatto invano, finché la host family di una ragazza ci ha raggiunto ed è riuscita a trovare il nostro hotel.
Le cose ad Ohrid sono cambiate perché ci siamo ritrovati in un hotel con jacuzzi, spa, sauna,  bagno turco, piscine interne ed una esterna, non male direi, ma qui c’era la fregatura. 

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Piscina nell'hotel
Poiché purtroppo fin dall’inizio di questa settimana ci siamo sentiti abbandonati perché nessuno ci aveva accolto come a Krushevo,  infatti nessuno dei Lions era lì . 
Se non fosse stato per una ragazza, Matea, la host sister di una italiana, non avremmo saputo come fare per arrivare in centro e per fare dei giri in barca.
Tutto questo è successo nei primi tre giorni finché ognuno di noi ragazzi ha chiamato il coordinatore per gli scambi del proprio paese per chiedere che fine avessero fatto i Lions macedoni. 
Da queste chiamate in poi tutto è filato liscio perché dapprima è arrivato un signore dei Lions di Ohrid a chiederci quali fossero i nostri disagi, poi il giorno dopo è arrivata Sonia la coordinatrice dei Lions della Macedonia. 
Che ha organizzato il resto della settimana con festa di benvenuto, visite nei musei e nelle principali chiese, fino a visitare delle città limitrofe.
Sonia con il suo modo di fare ci ha rassicurato e ci ha dimostrato in ogni modo che stava cercando di rimediare alle cose successe nei giorni precedenti.
L’ultimo giorno nonostante la tristezza degli addii è successo quello che non doveva succedere, mi sono sentito male e dopo diverse ore mi hanno dovuto portare in ospedale.
Dopo tre giorni in ospedale durante i quali il mio host father e Sonia mi hanno tenuto compagnia tutto il tempo, giorno e notte, sono potuto andare nella casa della mia host family dove avrei trascorso il resto della settimana.
Durante il periodo nella host family ho potuto sapere di più sulle tradizioni macedoni, sui piatti tipici (anche se sfortunatamente non potevo mangiarli a causa del malore avuto), sulla vivacità e laboriosità  dei ragazzi macedoni amici di Stefan il mio host borther.
In conclusione posso dire che questa esperienza mi ha fatto crescere in toto, ho potuto apprezzare le piccole cose, i piccoli gesti, ma ho anche potuto vedere l’energia e la forza di un popolo maltrattato nella storia.

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Visita a Struga