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Aver convissuto 3 settimane in un paese apparentemente molto simile all’Italia, mi ha portato a sviluppare un certo sentimento introspettivo, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto sociale e umano.
Dall’8 al 28 luglio sono stato ospitato in Francia, a Vichy; città nota per i suoi centri termali.
Questo viaggio si è sviluppato in due parti: durante la prima settimana sono stato ospitato da una famiglia di 4 persone che ha accolto –oltre a me- anche due ragazzi spagnoli, dalla quale sono riuscito a ponderare alcuni aspetti che potessero mettere in correlazione la cultura italiana da quella francese; notando che le sottigliezze sociali e culturali (soprattutto) che dividono i due paesi vicini vanno ben oltre la morale comune, e soprattutto scindono da stereotipi o luoghi comuni.

Ho trascorso le due settimane seguenti in un campus.
Nelle quali ho vissuto una delle esperienze più segnanti fino ad ora.
Questo mi ha portato ad avere un confronto diretto ma soprattutto “pragmatico” con realtà opposte alla mia; 14 ragazzi provenienti da Spagna, Francia, Turchia, India, Ungheria, Messico e Italia, si sono trovati ad interfacciarsi ogni giorno tra di loro, convivendo con le proprie difficoltà e divergenze che ogni persona è riuscita ad assimilare per poter dare spazio ad un unico “luogo comune” entro il quale ognuno potesse vivere il più possibile in sintonia con gli altri.
Questo, a mio parere, è stato il fondamento che mi ha lasciato un po’ a malincuore nel momento in cui sono partito.
In primo luogo, all’interno del gruppo, sono nate delle amicizie anche oltre confine.
In secondo luogo, al narcisismo razziale, che sta alla base della divisione dei popoli, è stato snaturato il suo valore primordiale lasciando spazio al confronto piuttosto che al giudizio.

 

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