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Annecy, Haute-Savoie, Francia, questa è stata la mia destinazione per il mio primo Youth exchange con il Lions club.
E' difficile partire per un paese tanto vicino dove hai vissuto già sette anni della tua vita, è complicato prendere l'aereo pensando che un viaggio del genere probabilmente non porterà altro che la ripresa della lingua francese, ma di sicuro la cosa più semplice del mondo è stata ricredermi da tutte queste aspettative sbagliate, e portare nel cuore per il resto nella vita i ricordi di un'esperienza indimenticabile.
Questo scambio non mi ha solo permesso di riscoprire la Francia, rendendomi conto che quello che conoscevo era solo un granello di sabbia in mezzo a tante ricchezze, ma mi ha anche concesso di aprire la mente, mi spiego meglio.

Mi sono imbarcata l'11 luglio per un soggiorno di tre settimane, una in famiglia, le altre due in uno youth camp. Passata la prima settimana in compagnia della mia famiglia e di Martina, un'altra ragazza che ha condiviso con me la stessa esperienza e con cui è nata una bella amicizia, abbiamo raggiunto il camp, dove abbiamo passato due settimane in compagnia degli animatori e di altri ragazzi come noi, ragazzi pieni di sogni e ambizioni che si ritrovavano in un paese straniero e che portano con sé un bagaglio di culture, abitudini, mentalità diverse. Eppure ogni differenza in questo contesto entra in contatto senza conflitto, con semplicità e delicatezza, ogni distanza tra culture completamente differenti si annulla e l'unica cosa che rimane è il desiderio di scoprire cosa c'è oltre il confine del proprio paese e soprattutto oltre il confine della nostra mente che in ogni caso, in ogni persona comporta pregiudizi. Diventa talmente facile abbattere ogni barriera in una situazione in cui i giudizi non ci sono.
Annecy non è stata l'unica città che abbiamo visitato, ogni mattina prendevamo l'autobus alla volta di qualche nuova regione o borgo da visitare, percorrendo addirittura la via verso il monte Bianco, e dopo giorni e giorni passati sulla corriera persino con il nostro autista, André, si è instaurata una simpatica amicizia e confidenza.
“En français!” era la frase che giornalmente ci sentivamo ripetere dal nostro animatore, Sebastien, ogni qualvolta tentassimo di dire due parole in inglese per capirci meglio, o per esprimere qualcosa che andasse oltre il semplice discorrere delle nostre vite o passioni, perché più passava il tempo più la confidenza tra di noi cresceva, e i discorsi ormai si ampliavano su piani più vasti, rendendo il francese una sfida.
Quando parti per un paese straniero ti aspetti di visitare e conoscere solo quello, e invece non è stato così. Grazie a questo scambio ho potuto conoscere la Turchia, l'India, il Messico, i Paesi Bassi, la Serbia, la Lituania, la Croazia.
Tornata in Italia è bello avere la consapevolezza che viaggiando troverei persone da incontrare e riabbracciare dopo aver condiviso con loro tre settimane tra le più indimenticabili della mia vita.
In vacanza con la mia famiglia in Lituania ho già riabbracciato Emilija, e di sicuro non sarà stato l'ultimo aereo che avrò preso alla volta di un paese in cui so di avere un amico con cui posso ricordare questo viaggio che un semplice aggettivo non può descrivere.
Un semplice grazie non sarà mai abbastanza per esprimere la mia gratitudine verso i Lions, i quali con tutto l'impegno del mondo hanno organizzato il mio soggiorno, in particolare Barbara Feltrin, la quale ha seguito tutte le pratiche, ma che soprattutto mi hanno dato la possibilità di farlo, questo viaggio, indicendo un concorso nella mia scuola.
L'unica cosa che spero a questo punto è che almeno le mie parole abbiano comunicato quanto questo viaggio sia stato significativo, e quanto io sia riconoscente a questa associazione che ho scoperto fare tanto per la comunità, compresi noi giovani. Grazie.