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Questo il pensiero stereotipato ormai diffuso tra la gente comune.
Gli Inglesi sono freddi come il ghiaccio, spesso ho sentito dire prima che la mia esperienza in Gran Bretagna iniziasse. 
Questa la convinzione con cui sono partita, stravolta al mio ritorno in Italia. 
Il 5 agosto, la data in cui sono partita da Bari e atterrata a Manchester con la mia compagna di viaggio Francesca, Leo di Altamura.
Un cartello con il mio nome, Steve, Chris (il Camp leader) e tanti sorrisi mi aspettavano all'uscita. 
In aereoporto ho conosciuto Ginebra, per gli amici Gin, con cui sin da subito ho legato, un po' per le affinità culinarie, un po' per la mia grande passione per lo spagnolo. Gin, solo il pensiero del rapporto che abbiamo costruito in soli 10 giorni mi fa emozionare.
Ma andiamo con ordine.


Dopo 3 ore di viaggio in pulmino, ukulele, tante curve, paesaggi mozzafiato e risate, eccoci arrivati a Doncaster, nello Yorkshire, precisamente al Doncaster Deaf Trust. 
È qui che il mio viaggio è iniziato.
37 ragazzi tra i 18 e i 22 anni, 10 leader ormai in età adulta, ma con un fuoco dentro che non lasciava posto ad alcuna freddezza, ma a tanto tanto calore, affetto e voglia di far vivere a noi ragazzi un'esperienza indimenticabile, altroché "as cold as ice". 
York, la capitale tradizionale Yorkshire, Leeds, la città del commercio, dei negozi e del benessere, Bridlington, una città di mare e sede di una cattedrale risparmiata alla dissoluzione dei monasteri da parte di Enrico VIII, Keighley, la patria delle celeberrime sorelle Brontë. 
In ogni città visitata, in ogni chiesa, e ce ne sono tante, ho sentito molto affetto da parte delle persone locali, tanto calore dai passanti in contrasto alle giornate uggiose e piovose che ci hanno accompagnato.
Spesso qualcuno ci fermava e, dopo aver manifestato curiosità nel conoscere le nostre svariate nazionalità, ci raccontava la storia del posto o alcuni aneddoti interessanti.
Nelle chiese non mancava mai che ci spiegassero le peculiarità architettoniche o ci offrissero té e dolcetti. 
Sorrisi e saluti cordiali dai passanti accompagnavano i nostri passi cadenzati per le strade. 
Porterò sempre nel cuore questi luoghi, ma la vera magia di quest'esperienza sta nel fatto che conserverò accuratamente nei ricordi tanti piccoli pezzi di mondo.
37 teenagers, 22 nazionalità, tante tradizioni,  culture, lingue, città, usi e costumi. Ma soprattutto tanti abbracci, parole, canti, balli e lacrime al momento di ripartire. 
Questa è la bellezza degli Scambi Giovanili Lions, creare connessioni tra i meandri del globo, rendere i ragazzi che vi partecipano più ricchi, più consapevoli del mondo ma anche e sopratutto di se stessi. 
E io sono così orgogliosa e grata di averne fatto parte anche quest'anno. 
Grazie.