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Un caldo torrido, umidità alle stelle e una spossatezza immane: ecco le prime sensazioni a Istanbul. Non l’ideale come inizio si potrebbe pensare ma è bastato solo un giorno e già ero innamorato di quella splendida città.
Ho avuto l’onore e la fortuna di essere figlio, non ospite, a casa della famiglia Sarı. Persone fenomenali che in ogni momento hanno avuto cura e interesse nei miei confronti, nemmeno le più dolci parole potrebbero esprimere il mio ringraziamento per quei 10 giorni meravigliosi trascorsi in quell’accogliente casa.
La lingua non era un problema. Solo Halil e Gokhun (i figli) sapevano parlare in inglese ma questo non ha impedito che io potessi comunicare con il resto della famiglia.
Seduti al tavolino del balcone trascorrevamo i nostri pomeriggi fra caffè, tè e semi di girasole a parlar del più e del meno mentre il sole tramontava. Nessuna fotografia potrebbe raffigurare la serenità e la gioia di quei momenti…
Parlavamo con le mani, con gli oggetti o con qualunque cosa ci permettesse di esprimerci, questo era il segno più evidente del loro volermi bene: volevano comunicarmi tante cose e se ne fischiavano della lingua, ad ogni costo mi insegnavano cultura e storia turca; e gliene sono veramente grato.

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A loro devo ora il mio amore per i semi di girasole e per il tè, non posso più farne a meno. A loro devo ora l’ammirazione che è nata in me per Atatürk, grande eroe turco e che tutti in quel Paese amano. A loro devo l’amore che ho ora per Istanbul: città incantevole dalle mille sfaccettature.
Devi solo camminare per le strade e fra la gente per renderti conto della magia che trasuda quella città. Ti innamorerai delle piccole cose, non di quegli enormi grattacieli o delle antichissime moschee; ti innamorerai bensì del sorriso di quel bambino in braccio alla sua mamma, di quel bellissimo cane eppure abbandonato per strada, del colore di quella casa che risalta fra le altre, della gentilezza e amabilità della gente e dell’inconfondibile odore di simit fresco…
Poi ovviamente Istanbul gioca sporco, oltre alle cose già menzionate prima lei ci aggiunge palazzi maestosi e musei interessanti, parchi e strade antiche e quell’atmosfera di essere perso centinaia di anni indietro nella storia, fra bazar e danze tradizionali. Davvero poche sono le città che possono competere con il suo patrimonio storico e architettonico, in quella città sono racchiusi secoli di storia, arte e tracce di mille popoli; tutto in un posto solo.
Com’è lecito aspettarsi, non potevo che incontrare persone altrettanto incantevoli al Camp. Ho creato nuovi legami di amicizia con persone da tutto il mondo e con cui ho trascorso 10 indimenticabili giorni fra tramonti bevendo tè e avventure nei dintorni di Istanbul. Non dimenticherò mai quegli attimi vissuti insieme a loro; 13 completi sconosciuti il primo giorno e amici di una vita, fra lacrime e saluti, l’ultimo.
Ragazzi da cui ho imparato molto ogni giorno, ragazzi stupendi e pieni di una sincera allegria. Ad ogni ora erano risate e divertimento, felicità e baccano. Come dimenticare i viaggi sul pullmino ascoltando la musica e cantando insieme, i balli di gruppo, i pomeriggi in piscina e le conversazioni dalle più svariate tematiche a cena, aspettare il tramonto in spiaggia… Sono quasi certo che nessuno di noi si sarebbe aspettato tutto questo, creare un legame così forte e sincero da nulla è cosa da pochi. La sintonia sulla quale i nostri animi viaggiavano non la conoscevamo ma eravamo consapevoli che fosse lì, fra le nostre conversazioni e le nostre risate, fra una partita a carte e un tavolo pieno di tazze di caffè.

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Un ringraziamento speciale a tutti coloro che mi hanno permesso di vivere questa esperienza, vi porto nel cuore!

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