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E' finalmente arrivato il momento di mettere per iscritto le emozioni, sensazioni e le avventure trascorse durante le mie 3 settimane in Danimarca.
Dico subito che sarà molto difficile riuscire a trasmettere in modo autentico tutto, ma farò del mio meglio. Avevo deciso che avrei scritto ogni giorno per non dimenticare niente ma, come tutti i miei buoni propositi, anche questo è volato via.
Così ho iniziato a scrivere immediatamente alla fine di questo viaggio.
D’altronde quale posto è più triste, malinconico ma nel contempo felice e vivo di un aeroporto?

4/08/2018 – aeroporto Milano Bergamo.
Sono partita stamattina alle 6.00, ho dormito appena un’ora, abbiamo deciso che era meglio sfruttare le nostre ultime ore insieme guardando le stelle. Non riesco a pensare ad altro, a me, che non avevo mai fatto un’esperienza del genere prima di ora, che non ero mai partita per stare tre settimane con gente che non avevo mai visto e che non parlano la mia lingua.
Qualcuno mi ha però insegnato a buttarmi e a lasciare le paure chiuse in valigia, e alla fine questa valigia si è riempita sempre più e per le paure e ansie varie non c’era più spazio.
La prima settimana è stata semplicemente incredibile. I miei amici Thomas e Marlene si sono presi cura di me. Sono diventati la mia famiglia, la mia casa. Neanche per un attimo mi sono sentita in più o a disagio. 
Ho imparato a rispettare orari e usanze diverse. Ho imparato ad assaggiare qualsiasi cosa, a ringraziare, a cogliere le piccole cose che mi venivano offerte, ho imparato a lasciarmi andare, ad essere me stessa, a farmi conoscere per quella che sono realmente senza filtri e, grazie a ciò, ho conosciuto anche me. Ho imparato ad essere autonoma, libera, viva. 
I miei amici Thomas e Marlene mi hanno fatto conoscere la cultura della Danimarca, incontrare la regina, mi hanno fatto visitare la loro città e ho conosciuto le rispettive famiglie. Abbiamo ballato, cantato, giocato, sorriso ma soprattutto mangiato.
Mi sono portata 2.5 kg di carne e patate in più.
Basta questo a far capire quanto sono stata bene.
Insomma mi hanno fatto entrare nel loro mondo con una delicatezza estrema, che non ho potuto che apprezzare. Ma la cosa che più tra tutto ricorderò è la loro civiltà, il senso di comunità e del vivere insieme.
Stessa magia che ho potuto vivere nelle successive due settimane. Ho conosciuto persone fantastiche, ho condiviso tutto con 33 ragazzi che in comune con me hanno solo l’età e la voglia di stare al mondo. Abbiamo fatto tante attività che mi hanno portato a confrontarmi con i miei limiti ma anche con i miei pregi. Ho cercato di imprigionare tutto quello che questi ragazzi potessero darmi, e penso di averlo fatto bene. Come in tutti i gruppi numerosi, anche noi abbiamo formato una “gang” che a descriverla sembra molto una barzelletta. Eravamo in 4, una norvegese, un austriaco, un pugliese (che sono ovunque!) e una siciliana…  Con loro ho creato un legame che porterò con me per tutta la vita. Una specie di colpo di fulmine. Basta dirti che mi ritroverò il pugliese in giro per casa per il mio compleanno? O che insieme andremo a morire di ipotermia ad Oslo?
Ed ora a freddo riesco a capire che nonostante il mio inglese fosse una buona barriera, a farla cadere è bastato giusto qualche sorriso o qualche goal (che sono stati tanti).
Ingrid, Chris, Nico, Lucina, Sol, Sakshi, Alp ma anche Line, Daniel, Andrea, Camilla e tutti gli altri ragazzi dello staff che hanno speso il loro tempo con noi, coccolandoci e volendoci bene. Non serve dire altro, è stata senza dubbio l’esperienza più bella della mia vita!