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“È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria”.
Questo sosteneva secoli fa il francese Voltaire.
Ebbene, aveva ragione. E niente nei miei pochi anni di vita me lo ha fatto capire più di questo scambio in Francia.
Partito dal piccolo aeroporto fiorentino da solo e senza sapere cosa aspettarmi, come avendo rimandato di giorno in giorno il pensiero sull’esperienza che stavo andando a fare, il primo ‘trauma’ è stato l’arrivo allo Charles de Gaulle.
Ero in un paese straniero, senza conoscerne la lingua e senza aver mai usato prima l’inglese per un periodo così lungo e, soprattutto, ero in un aeroporto enorme con troppi gate e nessun punto di riferimento. Ma fin da subito sono stato accolto con tutte le premure da un Lion che mi ha accolto e mi ha poi spedito ad aspettare una ragazza estone che arrivava in un altro punto del gate. Ed ecco che con questa ragazza è avvenuto il primo scambio. Di opinioni, di passioni, di tradizioni e, nel campus dieci giorni dopo, di affetto e di amicizia.

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