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Nei mesi prima di partire, non credevo che il mio viaggio in Norvegia si potesse rivelare la più bella esperienza della mia vita. Per la prima volta ho affrontato da solo un viaggio all’estero in cui abbia dovuto prendere un aereo… all’inizio mi sembrava difficile comprendere come funzionassero gli aeroporti, ora, se dovessi fare un altro viaggio, sarebbe molto più semplice. 
Dopo circa tredici ore sono arrivato all’aeroporto di Evenes e da lì sono stato portato nella prima tappa del campo: Harstad. 


Ho partecipato a tre settimane di campo divise tra Harstad, Grotavaer, Andoya e Stokmarknes. Nel periodo di permanenza a Harstad abbiamo fatto molti viaggi verso altre località, escursioni, interviste con i giornali locali, una visita al “Trondenes Fort”, uno dei più grandi cannoni di terra, grigliate, degustazioni di prodotti tipici (tra cui carne di renna), corsi rapidi di Norvegese e… ore passate insonni per abituarsi alle 24 ore di luce di ogni giorno! Quella di Grotavaer è stata la parte più interessante del campo: una mattinata passata in barca a pescare, camminate interminabili, specialmente su sassi enormi in riva al mare, attività pazzesche quali kayak, barca a remi, canoa, motobarca, rapel (calarsi in doppia corda lungo pareti verticali), rope bridge, oltre a una incredibile giornata passata su un’isoletta, culminata con la notte passata nei sacchi a pelo nelle tende. 
Ad Andoya abbiamo visitato il centro spaziale, tenuto lezioni sull’aurora boreale, provato una simulazione di missione spaziale sulla “Spaceship Aurora” e partecipato al “Whale safari” dove abbiamo visto una balena! Nell’ultimo giorno di permanenza ad Andoya, siamo stati portati a Dverberg, dove, a sorpresa, ci hanno detto che saremmo stati protagonisti di unospettacolo teatrale che sarebbe andato in scena nella serata stessa! Il nome dello spettacolo era “ My Grandma” e ognuno avrebbe potuto raccontare aneddoti a proposito dei propri nonni o, come me, intrattenere con intermezzi musicali. Nell’ultima parte del campo abbiamo alloggiato a Stokmarknes, in delle pittoresche casette in riva al mare. Qui abbiamo visitato vari musei, tra cui quello dei vichinghi e “Hurtigrutemuseet”, relativo alle navi, oltre a un viaggio di tre ore su una nave per osservare i fiordi. 


Tralasciando tutte queste esperienze e attività, la parte più bella del campo è stata senz’altro quella che ha riguardato la possibilità di conoscere altre culture e la creazione di un vero e proprio legame di amicizia con tutti i partecipanti al campo: non dimenticherò mai tutti i bei momenti spesi a socializzare, ridere, scherzare, mangiare, giocare a carte, parlare di discorsi seri, camminare, suonare e cantare con loro.
Nell’ultimo giorno è stato davvero difficile salutare tutti (non sono mancate le lacrime da parte di molti) e dire loro arrivederci, perché, visto il legame instaurato e l’esistenza di internet, non c’erano i presupposti per gli addii. Il grande impegno dei Lions della Norvegia e dell’Italia ha reso indimenticabile questo tipo di esperienza che secondo me è davvero importante per crescere e che dovrebbe essere fatta da chiunque ne avesse la possibilità.