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Il 19 luglio scorso sono partita da Bergamo con destinazione Messico!

Già all’arrivo in aeroporto ero emozionata, questo sarebbe stato il primo viaggio lungo (24h!) da sola. Per fortuna un’altra ragazza italiana, Claudia è partita dal mio stesso aeroporto. Abbiamo fatto subito amicizia e siamo state ottime compagne di viaggio. Dopo aver cambiato tre aerei, siamo finalmente arrivate a Guadalajara, la capitale dello stato di Jalisco situata nella zona ovest del Messico.

Ad accoglierci c’erano il responsabile del campo, una camp leader e un autista. Claudia ed io siamo state trasportate in hotel. Già durante il trasferimento ho potuto vedere quanto il Messico sia un paese molto diverso dall’Europa e dagli USA. Diverso però non vuol dire più brutto, le vie infatti sono secondo me uno spettacolo. Coloratissime, piene di gente, di musica e di cibo.

All’arrivo in hotel siamo state raggiunte da Carmen, la nostra terza compagna di viaggio italiana. Dopo un pranzo e una veloce passeggiata siamo tornate in camera per riposarci un po’ dalle fatiche del viaggio e dal fuso orario (7 ore). Per cena la famiglia di una camp leader è venuta a prenderci e così noi tre italiane e una ragazza turca appena arrivata siamo andate a cenare in un ristorante. La serata è passata velocemente ed è stata piacevole. Il giorno successivo eravamo ormai al completo: 7 ragazze straniere (3 italiane, 2 tedesche, una turca e un’olandese) e 2 camp leader messicane. Abbiamo passato la giornata visitando Guadalajara e Tlaqueplaque (un villaggio vicino, inglobato nella città famoso per l’artigianato e i mariachi). La sera era libera e siamo dovute uscire da sole per cenare. Abbiamo potuto così capire meglio il carattere della città, divisa in quartieri che possono essere molto ricchi, con ville hollywoodiane oppure molto poveri e sporchi, pieni di bambini che chiedono l’elemosina. A noi. Il giorno successivo siamo andate al lago Chapala a mangiare. Il lago è molto diverso dai nostri, innanzitutto è in alcuni punti quasi secco e poi è costeggiato da una passeggiata piena di bancarelle.

Dopo la sosta siamo ripartite alla volta di un parco acquatico nella località di Villa Corona. Abbiamo soggiornato in bungalows vicini alle tantissime piscine. Qui abbiamo fatto le presentazioni dei nostri Paesi e anche se non c’erano attività organizzate dal camp abbiamo socializzato tra di noi ragazze. Alla sera noi italiane abbiamo deciso di cucinare la carbonara, l’idea è stata accolta con entusiasmo. Il responsabile ci ha portato in città a fare la spesa e abbiamo passato la serata in casa. Il giorno dopo siamo ripartite alla volta del mare. Dopo tanta strada siamo arrivate a Melaque beach e ci siamo subito tuffate nell’oceano. Gli ultimi giorni sono passati velocemente tra la spiaggia e il cibo messicano (tacos, burritos, quesadillas… è la vacanza in cui ho mangiato meglio!). Abbiamo fatto cose pazzesche come visitare un coccodrillario e prendere in braccio un cucciolo di coccodrillo, la banana boat e cose più tranquille come giocare a carte e chiacchierare in spiaggia. Le serate le passavamo parlando tra di noi e con le camp leader. Una sera abbiamo deciso di andare a ballare ed è stato davvero divertente! I messicani si sanno davvero divertire!! A causa di un inconveniente spiacevole (un litigio con dei ragazzi in albergo che volevano invitarci a cena mentre noi non volevamo andare) siamo tornati un giorno prima a Guadalajara dove una camp leader ha organizzato un pranzo d’addio. È stato difficile trattenere le lacrime. In una settimana ho costruito davvero un bel legame con le altre ragazze sia italiane che straniere e anche con le camp leader messicane. Sono così ripartita alla volta della mia famiglia ospitante.

La famiglia Rodriguez Zamora abita a Uruapan, in un altro stato, il Michoachan. Se questa dovesse essere la vostra destinazione preparatevi: si mangia benissimo! Basta dimenticarsi di pensare e provare. Assaggiate senza farvi troppe domande e rimarrete sorpresi da quanto buono sia il cibo messicano. Addirittura la comida michoacana, come la chiamano loro è patrimonio dell’UNESCO. O almeno così dicono i Messicani. La mia famiglia comunque era composta da mamma Sandra, papà Adrian e tre figlie, Karina di 16 anni, Paulina di 10 e Sofia di 7. Sono stata adottata! All’inizio certo, è stato un po’ difficile abituarsi a nuovi ritmi e persone. Ho condiviso la camera con Karina e il bagno con lei e le sue sorelle, ma presto mi sono sentita davvero a casa. Oltre a cucinarmi dei piatti buonissimi e a farmi sentire parte della loro famiglia mi hanno mostrato il loro Paese. Ho visitato molti mercati e chiese, tutti coloratissimi e pieni di musica. Per il weekend mi hanno portato a lago Ziraguen per una riunione di famiglia. Non ho parole per descrivere quanto queste persone mi abbiano accolta facendomi sentire davvero a casa. La nonna mi ha addirittura ricamato un panno per le toritllas. Durante l’homestaying non abbiamo perso tempo: ho scalato un vulcano, ho imparato a cavalcare, mi hanno organizzato una festa di benvenuto, sono andata a moltissime feste (i Messicani adorano le feste) e mi sono sentita nel “vero” Messico. Purtroppo il tempo è volato e in sole tre settimane il mio scambio si è concluso. Posso dire che è stato l’esperienza più bella della mia vita e per questo sono profondamente grata ai Lions che hanno reso possibile una cosa del genere. Il Messico è un Paese meraviglioso, è colore, calore, affetto, musica, cibo, gioia e emozione.

Concludo ringraziando ancora una volta i Lions per avermi dato quest’opportunità che spero di aver sfruttato al meglio. In particolare desidero ringraziare il responsabile del Messico, Attilio Beltrametti, lo YEC del mio distretto Bernardo Vanelli, la responsabile degli scambi Margherita Muzzi e il mio chairman Federico DeGrazia. Un immenso grazie dal profondo del mio cuore per aver reso quest’esperienza meravigliosa e indimenticabile possibile.