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Per essere onesto, non mi volevo svegliare la mattina della mia partenza.

Devo ammettere che l’idea di stravolgere le mie attività così statiche e abitudinarie mi spaventava molto, tanto che, cinque mesi prima, ho rischiato di dire pure di “no” a questa incredibile possibilità che mi è stata

data e che avevo sottovalutato.

Pertanto, decido di scrivere questa relazione sull’esperienza più bella e incredibile della mia vita a favore di chi, come me prima di questo viaggio, era in dubbio o spaventato.

La parte speciale della mia avventura in Germania è il livello umano dell’esperienza; mi spiego meglio: non mi interessa parlarvi di come sia “bella” o “incredibile” della Westfalia, che a parer mio non ha niente di così particolare, ma di come l’emozione e l’amicizia che ho trovato, mi abbiano fatto sentire letteralmente a casa.

Sono stato fortunato poiché, già in aeroporto, ho avuto la possibilità di conoscere una ragazza italiana, che avrebbe preso parte con me al campus dopo due settimane di esperienza in famiglia.

Atterrato, dopo aver salutato la mia compagna di viaggio con un discreto “ciao” detto tra persone sconosciute, mi sono avvicinato alla madre della mia famiglia ospitante, accompagnata da probabilmente l’unico texano che non ha un’arma in casa.

La presenza di quel ragazzo mi ha aiutato in queste due settimane, poiché ho avuto la possibiltà di confrontarmi con un ragazzo della mia età: la figlia più grande della famiglia era all’università, mentre quella più piccola si è diplomata durante il nostro soggiorno.

Sono ansioso di parlarvi dell’esperienza del campus, e quindi concludo in breve l’esperienza in famiglia evitando di parlare di tutti i nostri giri in giro per il nord della Germania, di Francoforte, del nostro bagno al Lago di Costanza, al confine con la Svizzera.

Poi eccolo, è arrivato il Campus. Spaventato, come sempre, per un improvviso cambiamento nella mia “sfera vitale”. Il mio ormai ex compagno di stanza era li con me, e sceso dalla macchina ho incontrato subito la mia “compagna di aereo”. Ma mi ci è voluto pochissimo per ambientarmi.

I ragazzi e le ragazze che ho incontrato mi hanno aperto la mente su come il mondo sia ampio e le culture siano infinite. Ogni persona con la sua qualità, animatori compresi.

Ho passato li i dieci giorni più belli di sempre: non per quanto riguarda le visite alla Westfalia, ma perché avevo accanto i ragazzi migliori di questo mondo.

Immaginatevi tutte le sere il fuoco da campo canadese, ragazzi da ogni parte del mondo che animava la festa, viaggi in corriera in cui ci si divertiva un sacco, o in alternativa in cui si dormiva.

Gli animatori hanno fatto veramente un gran lavoro: abbiamo fatto viaggi stupendi e ci hanno fatto vivere esperienze fantastiche, come al parco divertimenti “Movie Park”, o al musical “Starlight Express”.

Alla sera i ragazzi presentavano le loro nazioni, ed era uno dei momenti più divertenti: a partire da quella italiana, che ha strappato una risata tutti quanti.

È veramente indescrivibile quello che ho provato, e se qualcuno tra voi è ancora in dubbio, prenda e parta, poiché queste esperienze capitano una volta della vita.

Ma armatevi di tante lacrime, poiché l’ultimo giorno sarà il più duro.

Il primo a partire è stato il mio ex compagno di stanza, alle 2 del mattino. Lo abbiamo aspettato svegli e nel momento in cui è partito abbiamo pianto tutti. 

Ho avuto la “fortuna” di partire per terzo, così da non vedere gli altri andarsene.

Questo è l’unico aspetto negativo: questa esperienza dura troppo poco, e con le persone con cui ho vissuto io, avrei voluto viverci ancora per una vita.

Prendete, partite, andate. Non perdetevi l’occasione migliore di una vita.