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La mia avventura è iniziata il 28 giugno 2013. Quanto avevo desiderato un'esperienza così!
Era il mio sogno da quando avevo visto mia sorella, tre anni fa, raggiungere quel paese così lontano grazie ai Lions e tornarne entusiasta. 
Quindi, raggiunto l'aeroporto di Milano per la partenza, l'adrenalina era alle stelle; c'erano anche altri italiani che, come me, andavano in Australia.
All'aeroporto di Dubai ho avuto l'occasione di conoscere Chiara, una ragazza proveniente dalla Slovenia, con cui avrei condiviso sia l'esperienza in famiglia che al campo. Ero così felice ed emozionata da non riuscire a dormire nè sul volo da Milano a Dubai, durato sei ore, nè fino a Brisbane. Non ho mai visto così tanti film e telefilm in un solo giorno!

Ci sono volute altre tredici ore di volo e finalmente, alle sei del mattino circa, sono atterrata a Brisbane.
Ad attendermi in aeroporto c'erano i miei host parents, Andrew e Sharon, con cui avrei passato le successive tre settimane. La mia host mother aveva preso un periodo di ferie per potersi dedicare a noi; nel frattempo si occupava anche, come volontaria, di un programma di sicurezza stradale.

È stato sorprendente sentire Mama Shaz, così la chiamavamo, raccontarci di quando, a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2006, si era ritrovata in un letto d'ospedale senza riuscire a parlare e camminare e di come era riuscita a rieducare il proprio corpo a fare cose per tutti normali. Il suo racconto mi ha fatto capire che non bisogna mai arrendersi e apprezzare ogni piccola cosa che abbiamo.

All'inizio è stata un po' dura abituarsi al jet lag: come dimenticarsi la prima dormita in Australia, dal dopo pranzo fino alle tre di notte, quando io e Chiara ci siamo svegliate affamate e ritrovate in cucina a preparare un piatto di pasta!

Abitavo a Victoria Point, a circa 30 km da Brisbane, città che ho visitato piacevolmente. Ho avuto l'occasione anche di osservarla dall'alto di una montagna quando ho ammirato il sole tramontare e accendersi le luci della città: piano piano avanzava la notte.

Per noi gli host parents avevano preparato molte attività suddivise in varie giornate: gita a Lone Pine Koala Sanctuary, all'Australian Zoo, dove potevo osservare da vicino koala, canguri e ogni altra magnifica creatura australiana, viaggio alla Gold Coast con l'immancabile Surfers Paradise, Tin Can Bay, meta famosa per l'incontro con i delfini cui davamo da mangiare.

Ho potuto ammirare scenari quanto mai disparati, da spiagge come Rainbow beach, in cui ho provato a scivolare sulla sabbia utilizzando una tavola di plastica, a Tamborine Mountain, per non parlare di Cape Byron con la sua spiaggia adiacente. Avrei voluto fare il bagno ma era troppo freddo per mettersi in costume (là era inverno).

Non sono mancate attività di svago come il parco divertimenti Movie World, con spettacoli e montagne russe, e il flying trapeze, esperienza unica dato che mi hanno insegnato a volare sul trapezio da circo. Alla fine sono riuscita a mettere le gambe sulla barra e a lasciarmi andare con le mani a testa in giù.

Ho apprezzato, oltre ai magnifici paesaggi e alla cultura così diversa dalla nostra, l'atteggiamento delle persone che ho conosciuto ed incontrato. Anche quando avevano problemi seri, sorridevano nonostante tutto. Ho avuto l'impressione, nei rapporti con loro, che l'approccio fosse sempre spontaneo e naturale. 

Gli australiani incontrano volentieri tutti, parlano con spontaneità e sono interessati a conoscere, comunque sia, la persona che hanno di fronte. Non si fanno problemi per l'apparenza, elegante o non; infatti vestono spesso casual anche in occasioni, come le cene Lions, in cui da noi l'abbigliamento è più formale.

Dopo tre settimane in famiglia ancora mancava la settimana al camp Kookaburra! Era a Summerland Point nel New South Wales. Per recarmi lì ho viaggiato ancora, prima fino a Sydney in aereo e poi in treno e bus.

È stata una settimana fantastica: il divertimento e le risate non sono certo mancate! Ho potuto apprendere più a fondo non solo la cultura, grazie alla visita di un centro aborigeno, ma anche lo slang australiano. 

Io e gli altri italiani abbiamo provato ad insegnare ai ragazzi degli altri paesi alcune parole della nostra lingua e mostrato, tra lo stupore dei presenti, la gestualità tipica che ci contraddistingue.

Le attività proposte erano favolose: bush walk, gita in barca a vela, Tree Top Adventure Park, dove ci siamo trasformate in scimmie facendo un percorso sopraelevato tra gli alberi, visita ad uno zoo di rettili.

Un giorno siamo andati a Sydney, città fantastica che mi è piaciuta molto e che vorrei visitare meglio in futuro. 

Ho passato una settimana in buona compagnia; non dimenticherò le serata passate a chiacchierare al camp fire o quelle in riva al lago ad ammirare le stelle. Con alcune persone ho legato così tanto che stiamo pensando di rivederci l'anno prossimo per fare un viaggio insieme.

Il camp si è chiuso con il “botto”: l'ultima sera abbiamo organizzato la festa per il compleanno di Chiara e ci hanno permesso di dormire tutti, con i sacchi a pelo, nella sala comune. È stato un bel modo di concludere una bellissima settimana.

Ringrazio tutti i Lions che hanno contribuito all'organizzazione degli scambi giovanili: hanno fatto veramente un ottimo lavoro rendendo indimenticabile questa esperienza. Sono loro molto grata, in particolare a Loris Baraldi.