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Sono Sara Favero, ho 19 anni e quest'estate sono andata in Cina.
Ho saputo solo a giugno che avrei intrapreso tale viaggio e non posso nascondere l'emozione che ho rovato nel momento in cui ho appreso tale notizia!
Ero eccitatissima all'idea di partire per un paese siatico, tanto più un paese di cui si sente parlare ogni giorno.
Neanche il tempo di prepararmi che già ero a bordo dell'aereo il 31 luglio verso Pechino. Atterrata ho trovato la mia “host family”, dolcissima (composta da papà, mamma e figlioletta di 15 anni) che mi ha subito accolta con grande festa.

La prima cosa che mi ha colpita è stata senz'altro il clima afoso che mi ha avvolta una volta scesa dall'aereo e che mi ha accompagnata fino al 18 agosto (il giorno del mio ritorno in Italia); la seconda l'elevato tasso di traffico e l'ingente quantità di auto ( non credevo potessero circolarne così ante in una strada a 3 corsie).
Arrivata a casa la mia “host family” ha subito provveduto a mettermi a mio agio, mi hanno fornito ciabattine in stile “chinese”(la pulizia della casa è fondamentale per loro e non mancano mai le ciabattine per gli ospiti) e mi hanno mostrato la camera.
Il pranzo in uno dei ristoranti più famosi e costosi di Pechino ha rivelato subito la mia incapacità nell'usare le bacchette, che col passare dei giorni si è affinata fino a diventare quasi perfetta.
Dopo i primi 5 giorni passati in famiglia, la mia “host mom” mi ha accompagnata a conoscere i Lions cinesi e le ragazze con cui sarei dovuta partire per il campo nei giorni a venire . Quella giornata ho imparato l'usanza del thè, la meditazione zen, ed ho ascoltato le melodie del “Guzheng”, strumento tipico della cultura cinese.
In serata sono tornata a casa, eccitata all'idea dei giorni successivi in campo.
Il mio entusiasmo si è purtroppo spento pochi giorni dopo quando mi sono dovuta recare all'ospedale per via di due malesseri non da poco. Molti esami sono stati eseguiti, mi duole
ammetterlo, nello sporco più assoluto e le norme igieniche, seppur mi trovassi in un rinomato ospedale, non sempre sono state rispettate.
Ho seguito una cura antibiotica di una settimana e mezza e ho dovuto evitare il più possibile le tipiche prelibatezze cinesi in quanto, nella mia situazione, potevo solo attenermi alla mia dieta italiana, motivo per cui non posso dare pareri soggettivi e soddisfacenti sulla cucina cinese.
Su consiglio del mio medico di base ho chiesto alla famiglia di poter rimanere con loro fino alla fine del viaggio, in quanto il campo mi era stato caldamente sconsigliato.
Avevo bisogno di servizi igienici puliti e personali e purtroppo a Pechino questo aspetto è sottovalutato .
Nell'orfanotrofio (il campo consisteva in questo) non erano rispettate le condizioni igieniche ( a detta delle ragazze che vi si sono poi recate) e la pulizia era un optional (pensate solo a quelle povere creature costrette a viverci).
Fortunatamente la famiglia ha acconsentito a tenermi a casa qualche giorno in più, permettendomi di guarire e di riposarmi( ero molto spossata per via del caldo e non ero in forze).
Quando credevo che la tempesta si fosse ormai acquietata, sono sorte nuove difficoltà. I membri del Lions club di Pechino hanno cercato di farmi venire al campo in tutti i modi possibili, facendo addirittura leva sulla famiglia che non voleva entrarvi in contrasto; una sera sono stata contattata dalla direttrice del campo che, su traduzione della ragazza cinese (la mia “host sister”), ho capito essere molto arrabbiata mentre mi ordinava di recarmi al campo il giorno dopo ( vorrei sottolineare che non avevo una semplice influenza, ma una cistite acuta e un altro malessere non meno "invasivo”).
La sera stessa mi sono subito attivata, ho chiamato la responsabile degli scambi giovanili in Italia in cerca di un aiuto esterno, che effettivamente non ha tardato ad arrivare, anche
se solo dopo vari tentativi i Lions cinesi hanno compreso il problema. Finalmente , dopo momenti di crisi e forte scoraggiamento, sono riuscita a tranquillizzarmi grazie anche all'aiuto della mia famiglia e delle persone a me vicine in Italia.
Sono dunque riuscita a godermi Pechino in tutti i suoi angoli e in tutta la sua bellezza l'ultima settimana del mio viaggio( 3 erano le settimane totali), grazie alla famiglia che mi ha portata a visitare la Muraglia cinese, il palazzo imperiale, la via centrale di Pechino, la città proibita, piazza Tienanmen, il paradiso d'estate, l'università, lo stadio, e tantissimi altri luoghi ricchi di storia , ad esempio il museo dell'aviazione cinese. Inoltre mi hanno portata a sciare in una struttura fuori città (si ho proprio sciato con 0 gradi in pista e 40 gradi fuori dalla struttura!).
Ma la cosa più emozionante in assoluto è stata la possibilità che un amico della mia “host mom” mi ha concesso: registrare il mio disco di musica al pianoforte nel suo studio di registrazione; è stata un 'emozione unica (non avete idea di quanto sia faticoso registrare ma allo stesso tempo quanta soddisfazione ne fuoriesca una volta completato il lavoro).
Il 18 agosto sono ripartita per tornare a casa, ero guarita, felice e sollevata che fosse tutto finito, ma nonostante i problemi , le delusioni e i malesseri ho lasciato una parte del mio cuore in Cina, a Pechino, in quella famiglia. Continuo a tenermi in contatto, e progetto di andare in America quest'estate dal momento che mi hanno invitata a passare del tempo con loro.
La cosa che colpisce quando si viaggia in paesi tanto lontani, oltre alle usanze al cibo e alla religione, è la mentalità. Non sempre è come ci aspettiamo di trovarla. L'Italia ad esempio centra la sua attenzione particolarmente sulle norme igieniche, sulla salute fisica e mentale, i cinesi tendono a "sottovalutare” un pochino tali aspetti, concentrandosi su altri quali il silenzio in segno di rispetto, la cura degli ambienti domestici, le usanze secolari che ancora tramandano. Tutti aspetti che noi abbiamo un po' perso di vista forse.
Dopotutto ogni paese ha i suoi pregi e i suoi difetti, chi di più chi di meno ma è proprio questo che rende bello il mondo, la varietà.
Ps: piccola nota per chi stesse pensando di intraprendere un viaggio in Cina: non aspettatevi che sia un 'esperienza facile, parlo anche da parte delle ragazze italiane e straniere che ho avuto modo di conoscere in viaggio. Non è come andare in Danimarca( io ci sono andata due anni fa) o in un paese al nord. La mentalità è completamente diversa; andate solo se siete forti di carattere , se non avete paura di volare per 10 ore, se non temete la fatica , e se avete sete di avventura e di sensazioni forti.
Non è una passeggiata e se possibile scegliete un periodo dell'anno che non sia caldo come l'estate  (questo è di suggerimento anche per i Lions italiani), ma andateci in primavera o in autunno( già in inverno la temperatura cala di molto sotto lo zero). Assicuratevi inoltre che il viaggio sia ben organizzato , non con solo due mesi di preavviso ( io avevo saputo a gennaio che sarei partita per la Danimarca a luglio). Per il resto viaggiate tanto, i Lions concedono opportunità uniche ed entusiasmanti come poche associazioni sanno fare, cogliete al volo le occasioni ma accertatevi sempre del programma, dei luoghi e dei mezzi per raggiungere le vostre mete