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Il mio viaggio in Bulgaria è iniziato da Firenze con tante aspettative e qualche perplessità per la destinazione inusuale. L’accoglienza a Burgas è stata unica: erano presenti entrambe le famiglie che mi hanno ospitato per i dieci giorni, ma la prima impressione è stata anche di isolamento per la loro lingua completamente sconosciuta. Questa sensazione è svanita gradualmente, ovviamente grazie all’inglese che ci accomunava e grazie alle iniziative organizzate dalle famiglie per me. Ho potuto visitare e apprezzare la Bulgaria e i suoi bellissimi paesaggi ricoperti di foreste interrotte da piccoli villaggi. La città di Svilengrad è immersa nel verde, cosa che contrasta con gli edifici che dell’esterno sembrano trascurati, se non abbandonati.

Nel centro si estende il parco, uno spazio che ospita molti locali (bar e ristoranti tipici) e il muro con l’elenco dei caduti durante la guerra dei Balcani. Proprio nei locali di questo parco ho trascorso le serate con Antoana, Diana, i loro amici e Sanni, una ragazza finlandese che si trovava lì grazie agli scambi. Nei giorni successivi abbiamo visitato luoghi storici tutti insieme. Nel museo della città si può ripercorrere tutto il processo produttivo della seta, dal baco ai tessuti preziosi.
Il lungo ponte turco sul fiume Maritsa con i tanti archi risalente al 1400, che di notte è illuminato da luci multicolori, sarà presto reso esclusivamente pedonale, a causa dei danni causati dal traffico. È patrimonio dell’UNESCO è grazie a questa iniziativa verrà preservato.
Negli antichi bagni turchi, ora ristrutturati, hanno luogo mostre artistiche di ogni genere.
Nelle chiese ortodosse si possono apprezzare le icone dipinte su tavola sulla maggior parte delle pareti, ma ancora più interessante è la rigida separazione tra le panche riservate agli uomini e quelle riservate alle donne.

Oltre ai resti della fortezza e della tomba tracia, a Mezek abbiamo giocato una partita a scacchi e praticato il tiro con l’arco. I responsabili del Lions Club locale ci hanno accompagnato dal sindaco di Svilengrad, che ci ha riservato un’accoglienza calorosa. Dopo questa occasione io e Sanni abbiamo indossato i costumi tradizionali bulgari e ballato una danza tipica all’interno del teatro.

In conclusione, posso dire che è difficile per qualsiasi altro paese e cultura reggere il confronto con la vastità e l’eccellenza italiana, ma il risultato di questa esperienza è stato positivo soprattutto per l’opportunità che mi è stata data di ampliare i miei orizzonti e conoscere tradizioni lontane dalla nostra.
Conserverò con affetto il ricordo della generosità, gentilezza e disponibilità delle persone che mi hanno ospitato e permesso di vivere queste avventure.