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Hello everyone!! 

Eccomi tornata in Italia dopo aver trascorso il mese più bello della mia vita in Australia, grazie allo scambio culturale proposto dai Lions. 

Partiamo dall’inizio…dopo un viaggio complessivo durato più di 20 ore arrivo a Sydney perdendo (fortunatamente per un giorno) il bagaglio e l’aereo per Brisbane, dove mi aspettava la mia host grandma insieme ad Emma, una ragazza finlandese con cui ho vissuto gran parte di questa esperienza, essendo capitate nelle stesse famiglie.

Nelle prime giornate mi svegliavo alle tre, quattro di notte, e mi addormentavo alle otto, nove di sera (una volta mi sono addormentata mentre parlavo su Skype con un’amica), ma dopo una settimana posso dire di essermi adattata al nuovo orario. Il primo e definitivo impatto con l’Australia e in particolare con Brisbane è stato totalmente positivo, e mi ha sorpreso quanto un Paese così simile al nostro per sviluppo, possa essere così diverso nella mentalità delle persone. Il rispetto è alla base del vivere in società, che si parli di rispetto delle regole o di rispetto dei cittadini, e difficilmente troverete carte per terra, mentre molto più comuni sono gli sconosciuti che ti sorridono e ti chiedono come stai. In Australia c’è una forma di gentilezza che ti stimola ad essere migliore e che sicuramente ti fa star bene. 

I primi giorni a Brisbane ho visitato la città, i parchi, gli edifici più antichi (relativamente antichi perché l’Australia è ovviamente un paese con uno sviluppo recente) e i grattacieli più moderni, i giardini botanici e le riserve, dove ho potuto dar da mangiare ai canguri, prendere in braccio i koala, vedere un ornitorinco e vari spettacoli dei volatili.

Dopo sei, sette giorni di permanenza a Brisbane, un’amica di Desley, la mia prima host grandma, si è offerta di mettere a disposizione il suo appartamento in un resort a Palm Beach, nella Gold Coast. Così abbiamo trascorso tre giorni sulla costa australiana tra mare, piscina, spa e passeggiate sulle spiagge piene di gabbianelle e tanti altri uccelli che si spostavano talvolta insieme e talvolta soli, ma fornendo uno spettacolo naturale. A questo si combinavano i numerosissimi bambini con genitori giovani (già da adolescenti ci si trova facilmente un lavoro e non troppi ragazzi continuano gli studi così si hanno figli sin da giovanissimi) che giocavano tra di loro, atleti e non che si allenavano o semplicemente facevano jogging, coppie sul prato e persone di ogni età su skateboard, pattini e bici…e ovviamente i tanti surfisti fuori e dentro l’acqua. Tante volte ho sperato di essere nata lì, dove nessuno è mai fermo e dove ogni spazio è sfruttato positivamente. 

Tornando a Brisbane ci siamo fermate a vedere delle cascate e a visitare un paesino in montagna, Tambourine Mountain, tipico per i negozietti etnici. 

Gli ultimi giorni in città gli abbiamo trascorsi visitando musei e gallerie d’arte, e tornando poi a South Bank dove abbiamo salutato Brisbane facendo un giro sulla ruota panoramica. 

E il giorno dopo, via per Bribie Island, un’isola a un paio d’ore da Brisbane dove ci aspettava la seconda famiglia. Effettivamente a Bribie Island non c’erano molte attività, ma sei comunque in Australia e troverai sempre qualcosa da fare. Così abbiamo iniziato visitando il museo cittadino, che mi ha fatto apprezzare molto l’Italia insieme alla nostra arte e alla nostra cultura. 

Il giorno dopo, insieme ad un ragazzo lituano e il suo host cousin australiano, io e Emma siamo andate al parco divertimento dove oltre alle giostre da brivido, ovviamente vi era anche una piccola riserva dove ho visto nuovamente dinghi, canguri, koala, wombat (non so la traduzione italiana di questo animale), coccodrilli e tanti altri animali. I giorni sono passati facendo volontariato nelle scuole elementari (abbiamo preparato le sausages shizzle, ovvero salsicce nel pancarrè da servire fra una gara di corsa e l’altra dei bambini) e in centri dove misurano le gradazioni degli occhiali per chi ne ha più bisogno. Quest’ultima è stata un’esperienza fantastica, e ho potuto conoscere, anche se solo per qualche ora, persone dolcissime e disponibilissime che porterò sempre nel cuore. Il giorno dopo, di nuovo in uno zoo, insieme anche ad una ragazza israeliana conosciuta a Bribie, e oltre ai soliti animali, ho assistito ad uno spettacolo di coccodrilli e a numerosi serpenti velenosi e non. Ma i serpenti più belli li ho potuti vedere a casa di una delle figlie dei miei nuovi host grandparents, che viveva, insieme al compagno, sperduta in una montagna tutta sua. Aveva un cane, un gatto, delle galline, e tantissimi topolini…e potete capire l’utilità di questi topi. Altri giorni sono volati fra ritorni a Brisbane per incontri dei Leo, e visita ad un’altra figlia della famiglia e fra mercati entici e alternativi nella Sunshine Coast, passando poi per la bellissima cittadina di Noosa, dove sono riuscita a vedere dei delfini insieme ad altri italiani incontrati sul posto e Southporth, altra meta turistica dall’aspetto più moderno.

L’ultimo giorno a Bribie Island l’ho trascorso facendo prima jet ski, e poi venendo trascinata in una ciambella dalla moto d’acqua. Fantastico!! E dopo esserci lavate, siamo andate in una delle spiagge, e personalmente ho pensato a lungo a quanto potesse essere magico quel posto e quel tramonto. Subito dopo, pizza (assolutamente non paragonabile a quella italiana…il cibo australiano lascia a desiderare, e se vi dovessero costringere a provare il Vegemite, rifiutatevi!!) sull’altro lato della spiaggia insieme a Greg e Wendy, gli host grandparents. 

La mattina dopo sveglia alle sei, destinazione aeroporto di Brisbane dove io e Emma ci siamo divise per andare in due campi diversi. Io ho abbandonato il caldo Queensland per il più freddo New South Wales.

La settimana nel Camp è stata forse la settimana più bella della mia vita, e doveroso è ringraziare tutti i volontari che hanno cucinato, lavato, guidato per noi o che semplicemente ci hanno aspettato nel camp mentre noi visitavamo i vari posti, tra cui Sydney (Opera House e Bondi Beach, e una cena solo fra noi ragazzi sul porto della città), Newcastle, spiagge e oceano dove da lontano ho visto delle balene, una stazione della Marina dove vi erano solo volontari, gara in barca a vela dove rido pensando che noi ci rilassavamo godendo del tramonto mentre i proprietari delle barche si stressavano per vincere la competizione… e poi di nuovo in una riserva dove ho potuto tenere in braccio un bellissimo cucciolo di dingo, serpenti e civette. Ma il divertimento vero era nel Camp, dove ragazzi da 16 diverse nazioni interagivano con giochi, partite di calcio, pallavolo, carte o semplicemente stando insieme. Era divertente anche pulire i piatti perché non capita tutti i giorni di farlo con ragazzi turchi, finlandesi, canadesi, estoni, americani, tedeschi, francesi ecc…gli otto giorni nel camp sono trascorsi in un lampo, e la convivenza con persone non della mia stessa nazionalità mi ha aperto diversi modi di pensare o di vivere. 

E le presentazioni, che sembravano essere la parte più noiosa del programma, si sono rivelate essere una delle più divertenti, e noi italiani abbiamo insegnato molto del nostro linguaggio delle mani, e ridicolo era diventato vedere stranieri che iniziavano a parlare italiano o con le parole o con i gesti, abbiamo anche spiegato che non mangiamo sempre pasta…solo una volta al giorno, o che non tutti si chiamano Mario, ma poi due italiane specificano “mio fratello”, “mio zio”, e che non tutti gli italiani hanno stile (abbiamo allegato una foto di MARIO Balotelli). E, essendo italiani e facendoci abbastanza riconoscere (questo stereotipo penso ormai che sia abbastanza vero) dalla sera della nostra presentazione abbiamo appeso cinque bandiere italiane nel soggiorno della casa, e più che uno scambio in Australia, sembrava uno scambio in Italia. 

La parte più difficile è stata salutare tutti quanti, e ovviamente sono state versate non poche lacrime perché tutti avevamo capito che non avremmo potuto mai più vivere un’esperienza come questa, e alla fine tutti noi avevamo scritto delle lettere per ciascuno dei ragazzi e ci eravamo ripromessi di leggerle una volta soli. Io ho letto i miei nell’aereo Roma-Bari. 

Destinazione casa.